Cronaca In città

«Perchè la Croce Rossa collabora con una associazione legata a Casa Pound?»

Il "caso" sollevato dal Comitato Antifascista dopo una iniziativa svoltasi in un asilo privato in città. Ma il presidente della CRI novarese, Paolo Pellizzari prende «inequivocabilmente e senza mezzi termini le distanze»

Cosa c’entra la Croce Rossa con una associazione di protezione civile legata a Casa Pound? A porre questa domanda è Claudio Piccolroaz, portavoce del “Comitato antifascista novarese”. Una domanda non oziosa, che deriva da un episodio avvenuto nei giorni scorsi, il 10 novembre  in un Baby Parking nel quartiere di S.Agabio, dove si è tenuta una lezione sulle tecniche di disostruzione pediatrica tenuta da Renato Belardini Responsabile Corsi della Croce Rossa novarese. La lezione è stata presentata come «organizzato dal gruppo di protezione civile La Salamandra in collaborazione con la Croce Rossa Italiana sez. di Novara». Questo gruppo, fa notare PIccolroaz, «è una delle tante incarnazioni del partito dei fascisti del terzo millennio CasaPound Italia». «Va sottolineato – aggiunge – che La Salamandra CPI non perde occasione per rimarcare i destinatari dei propri interventi: gli italiani, i concittadini (nella loro percezione evidentemente sinonimi). Chiediamo quindi alla Croce Rossa novarese, nella persona del Presidente Paolo Pellizzari, di spiegare le ragioni di questo improvvido coinvolgimento. Qualora, come ci auguriamo, la C.R. novarese sia stata tratta in inganno dal solito camuffamento neofascista, di prendere pubblicamente le distanze, ripromettendo una verifica più approfondita in occasioni future».

La risposta di Pellizzari non si è fatta attendere.

«Sono venuto a conoscenza – scrive in una nota diffusa domenica a tarda sera – che una delle lezioni di “manovre di disostruzione pediatrica”, regolarmente erogata sul territorio novarese, ha suscitato dubbi e timori circa l’imparzialità di destinazione delle persone partecipanti e avrebbe corso il rischio di essere strumentalizzata da associazioni schierate politicamente. La nostra attività ha come unico faro di riferimento i 7 Principi Fondamentali».
«Il primo Principio Fondamentale – prosegue il presidente – di UMANITA’ ci impone di offrire i nostri servizi a tutti gli esseri umani, pertanto non precludiamo l’informazione di una pratica salvavita a nessuno. Il secondo Principio Fondamentale di IMPARZIALITA’ ci impone di agire senza alcuna distinzione di nazionalità, razza, religione, condizione sociale, credo politico o ogni altro criterio analogo. L’organizzazione di un corso di formazione non esula da questa regola: i nostri corsi sono erogati a tutti e aperti sempre a tutti. Senza distinzioni. I limiti di partecipazione ai corsi organizzati da enti privati, nei quali Croce Rossa è stata soltanto erogatrice, restano decisi dagli enti stessi e nessun organo, membro, volontario, docente o responsabile di Croce Rossa ha mai limitato la partecipazione di qualcuno».

«Con il fermo obiettivo – aggiunge Pellizzari – di prendere pubblicamente, senza mezzi termini, le distanze inequivocabili da qualsivoglia correlazione tra la Croce Rossa novarese e qualsiasi associazione di aspirazione politica o di altra natura, esprimo il mio profondo rammarico se anche solo qualcuno possa aver ipotizzato un comportamento differente. Sarà mia cura – conclude il presidente – prestare in futuro ancora ulteriore attenzione e profondere ogni sforzo necessario al fine di evitare che chiunque possa anche solo dubitare della nostra azione non in aderenza ai 7 Principi Fondamentali della Croce Rossa.  Io, i miei collaboratori e tutti i Volontari CRI di Novara lavoriamo costantemente per mantenere un comportamento neutrale che implica in ogni momento un atteggiamento di riserva nei confronti delle controversie politiche, religiose, o di altro tipo con l’obiettivo di conservare la fiducia di tutti».

La nota ufficiale è abbastanza netta e nitida da sgomberare il campo da ogni possibile equivoco. Resta da chiarire come il “pasticcio” sia potuto accadere. Stando alle informazioni raccolte dalla Voce, sembra  che di fatto l’equipe formativa della CRI sia venuta a conoscenza  del coinvolgimento di un terzo soggetto solo nell’imminenza dello svolgimento della lezione e solo avendo visionato la locandina realizzata dall’asilo nido ospitante.  Forse con un po’ di leggerezza, ma in assoluta buona fede, il responsabile formativo non si sarebbe  preoccupato di chiedere maggiori notizia ai gestori del baby parking, a cui si dice che sarebbe da attribuire l’iniziativa di coinvolgere “La Salamandra”.

  1. Don Ezio Fonio

    La nota ufficiale è abbastanza netta e nitida da sgomberare il campo da ogni possibile equivoco?
    Mi sembra invece che la nota ufficiale sia una risposta in perfetto stile “gesuitico”. Non dice nulla in merito. Possibili risposte sarebbero state:
    – abbiamo saputo all’ultimo momento del coinvolgimento della Salamandra e non ci sembrava giusto mandare a monte l’impegno preso;
    oppure:
    – all’interno di CRI chi ha deciso sapeva, ma non ha ravvisato la necessità di prendere le distanze dalla Salandra;
    oppure:
    ….

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