Cronaca In città

Otto ragazzi “sfidano” il silenzio sul suicidio giovanile

Nasce “StayAleeve”. Parola d'ordine: guardare negli occhi gli adolescenti in crisi

L’idea è nata da otto giovani novaresi, tutti tra i 17 e i 20 anni. In un momento storico dove sembra difficile, se non impossibile, avere dei punti di riferimento collettivi, hanno deciso di impegnare una parte importante del proprio tempo per fare associazionismo su un tema spesso dimenticato come quello della prevenzione del suicidio tra giovani e giovanissimi.

Il foyer del teatro “Faraggiana” diventa la cornice di una conferenza stampa che ben presto trasforma la tarda mattinata di sabato in una presentazione interattiva tra i promotori dell’associazione “StayAleeve” e una variegata platea di tutte le età. Vittoria e Alessandro, due dei i giovani che presentano il progetto, sembrano avere le idee chiare: la nuova associazione deve essere uno strumento per far fronte comune contro uno dei maggiori problemi oggi diffusi tra centinaia di ragazze e ragazzi in tutta Italia, talvolta con drammatici risvolti di cronaca tristemente noti ai novaresi.

E, non meno importante, è il carattere spontaneo e “dal basso” dell’associazione, nonostante tutti gli antichi e nuovi ostacoli che s’intrecciano a discapito del mondo del volontariato, come la famosa lievitazione dei costi di affitto delle sedi comunali che tanto ha fatto discutere la nostra città negli ultimi mesi.

Chiaro e molto apprezzato l’intervento del prof. Pier Paolo Boldon Zanetti, docente di filosofia e scienze umane al liceo “Bellini” di Novara: nelle sue parole è forte l’appello ai giovani a non perdere se stessi, nonostante la paradossale condizione di solitudine che spesso attanaglia il mondo di oggi. «La scuola – afferma, riservando una stoccata alla visione “aziendalistica” dell’istruzione – è il luogo principale di costruzione di una solida comunità di giovani, grazie a cui si possono affrontare al meglio i problemi della vita».

Sulla stessa lunghezza d’onda le parole del fondatore di “StayAleeve”, Alessandro Buffelli: «La scuola è per eccellenza il luogo dei giovani. E il nostro proposito è di affrontare le cause del suicidio giovanile dalla radice e con una visione complessiva del fenomeno. Per questo – annuncia – la priorità della nuova associazione è di attivarsi direttamente nelle scuole superiori, per avere un rapporto quanto più diretto possibile con i nostri coetanei». Non solo i moderni social network, dunque, per parlare a una generazione che forse cerca il contatto umano più di quanto si possa immaginare.

Positiva sembra essere anche la risposta dalle diverse associazioni presenti alla presentazione, con richieste esplicite di unire le forze di decine e decine di volontari che ogni giorno animano il terzo settore all’ombra di San Gaudenzio.

Staremo a vedere come e quanto si riuscirà a fare. Una cosa è certa: che, inaspettatamente, qualcosa si muove nell’associazionismo novarese, portando anche i più giovani a mettersi concretamente in gioco.

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