Cronaca

Nuove norme sull’accoglienza: l’effetto boomerang è in agguato

Le inchieste de La Voce di Novara - Dopo il Decreto Salvini/2. Cosa prevede concretamente la nuova normativa: contenuti, numeri e conseguenze

Risparmi sull’accoglienza dei migranti sì, ma migliaia di posti di lavoro qualificati persi, calo degli sbarchi e riduzione del numero di rifugiati con lo status, ma incertezza sull’effettività dei rimpatri dei non aventi diritto, e un possibile effetto boomerang considerando chi resterà sul territorio da irregolare ma anche per chi otterrà la protezione a cui mancheranno percorsi minimi di integrazione. Sono i rischi – al di là delle considerazioni di carattere umanitario sul valore dell’accoglienza verso i migranti – che stanno disegnando quanti analizzano i possibili effetti del decreto Salvini, in particolare alla luce del nuovo schema di capitolato per la gestione dei centri, preparato dal Ministero.

UN’ACCOGLIENZA PIU’ LIMITATA

Il decreto, convertito in legge e pubblicato in Gazzetta Ufficiale nei giorni scorsi, prevede, in tema di accoglienza dei richiedenti asilo, anzitutto l’abolizione dei permessi di soggiorno per motivi umanitari (che avevano durata fino a due anni e possibilità di accesso al lavoro e prestazioni sociali) sostituiti con permessi (di numero molto più limitato) per “casi speciali”, temporanei (al massimo di un anno), calibrati secondo sei tipologie: gravi condizioni di salute, calamità nella zona in cui far ritorno, atti di particolare valore civile, vittime di tratta, violenza domestica, grave sfruttamento.

Viene anche ampliata la casistica per togliere lo status di protezione internazionale ottenuto, sia a chi commette reati (dei quali è allungata la lista, fino al blocco stradale), sia per chi è ritornato anche temporaneamente nel paese d’origine. Per facilitare e accrescere il rimpatrio degli stranieri è raddoppiato a 180 giorni il tempo di permanenza negli appositi centri Cpr e aumentata la dotazione economica che dovrebbe consentire, secondo stime di analisti, circa 300 rimpatri in più all’anno.

Terza questione è la stretta al sistema Sprar (centri diffusi sul territorio dove oggi sono forniti percorsi di integrazione) anche se il futuro non sembra ancora definito in attesa di incontri tecnici tra il Servizio centrale Sprar e i funzionari del Ministero. Pur mantenendo i progetti in corso e già finanziati (fino al 2019 e 2020) da aggi l’accesso è limitato a quanti hanno ottenuto lo status di rifugiato e minori non accompagnati, ma non più ai richiedenti asilo, i quali saranno trasferiti nei centri ordinari, i Cara.

A tutto questo si aggiungono le disposizioni volte a contenere la spesa limitando le prestazioni nei Centri di accoglienza straordinaria (Cas), che rappresentano il 90% dell’accoglienza ai migranti (quasi 140mila posti nel 2017 contro i 14.750 nelle altre strutture).

SBARCHI E RICHIEDENTI ASILO: I NUMERI

Per capire gli effetti possibili partiamo dai numeri. È drastica la riduzione del numero degli sbarchi: 175.306 nel 2016, 117.394 nel 2017 e 23.122 a ieri, dati del Ministero su fonte Dipartimento della Pubblica sicurezza. E ancora: nel 2017 sono state presentate circa 130mila richieste di asilo e il 52% è stato respinto, mentre le concessioni sono state al 25% per protezione umanitaria, 8% come rifugiati, 8% con protezione sussidiaria e un 7% con altre tipologie.

SICUREZZA, SI TEME CRESCITA DEGLI IRREGOLARI

Diversi osservatori, viste le difficoltà reali che incontrano i rimpatri, anche per mancanza di necessari accordi internazionali, ritengono che molti dei migranti a cui la richiesta è respinta, dovendo fuoriuscire dal sistema, finiranno in strada generando un problema di ordine pubblico per le amministrazioni locali. Già ad ottobre l’assessore all’immigrazione della Regione Piemonte, Monica Cerutti, criticando «una riforma che di fatto smantella gli Sprar» aveva affermato: «Secondo i nostri dati, solo in Piemonte ci sono oggi almeno 5.000 persone che rischiano di diventare irregolari delle 10.380 accolte in questo momento». E nei giorni scorsi l’assessore alle politiche sociali di Milano, Pierfrancesco Majorino, ha twittato: «Effetto #Salvini: per strada donne, bambini, uomini. A Milano nei prossimi mesi arriveremo a nuovi 900 senzatetto. In tutta #Italia oltre centomila persone diventeranno irregolari entro 15 mesi».

Il presidente dell’Anci (da cui dipende il sistema Sprar) e sindaco di Bari, Antonio Decaro, spiega: «Si cancella la protezione umanitaria che però non cancellerà i migranti: nella migliore delle ipotesi diventeranno irregolari che possono solo occupare immobili o lavorare in nero, nella peggiore si trasformeranno in manovalanza per la criminalità organizzata».

MENO SERVIZI: MENO INTEGRAZIONE E PIU’ DISOCCUPATI?

Vi sono poi gli aspetti economici. Secondo il governo i risparmi deriveranno dalla riduzione a 8200 euro all’anno spesi per migrante, rispetto ai precedenti 12.800 circa, visto il calo dei servizi richiesti e ridotti sostanzialmente a vitto e alloggio. Una analisi della cooperativa “In Migrazione” sul nuovo schema di appalti per i Cas annota che «i tagli previsti dalle nuove linee guida riguardano esclusivamente costi legati all’erogazione di servizi (integrazione, vulnerabilità, presidio della struttura, sanità) garantiti con l’impiego di risorse umane, ovvero figure professionali specializzate. Un’occupazione principalmente giovanile» quantificata in oltre 36mila posti di lavoro qualificati. I tagli previsti rischierebbero il dimezzamento dei posti, «ovvero di generare almeno 18mila nuovi disoccupati». Il risparmio per i tagli così si trasformerebbe in un costo per le conseguenti misure di sostegno alla disoccupazione.

Si aggiunga che i nuovi bandi pubblici saranno con importo base fra 19 e 26 euro al giorno per persona accolta contro i famosi 35 attuali, che comprendevano anche una serie di servizi di assistenza (tra cui psicologica e sanitaria), insegnamento dell’italiano, formazione e mediazione culturale nell’ottica dell’integrazione. La prima conseguenza, secondo “In migrazione”, è che «molti gestori privati che lavorano sulla qualità e su centri con piccoli numeri potrebbero non partecipare e chiudere». Si indicano a rischio le realtà con numeri fino a 50 posti, che oggi rappresentano il 57% del totale. Potrà reggere solo chi ha grandi dimensioni e può fare economia di scala.

DIRITTI, DUBBI DI COSTITUZIONALITA’

Appena convertito il decreto in legge il Consiglio italiano per i rifugiati (Cir) si è detto «profondamente preoccupato» per «una normativa che, da una parte, comprimerà i diritti dei richiedenti asilo e rifugiati e dall’altra, andrà a compromettere fortemente il sistema di accoglienza e integrazione in questi anni faticosamente costruito». E il suo direttore Mario Morcone afferma: «Siamo inoltre allarmati dalla lesione dei diritti dei rifugiati: rendere incerto il diritto costituzionale alla protezione è davvero molto grave», poiché «il provvedimento – continua la nota del Cir – contiene misure lesive del diritto d’asilo limitando le possibilità di protezione per coloro che fuggono da guerre e persecuzioni» in modo giudicato contrario alle norme internazionali.

Ampio il dibattito sui forti dubbi di incostituzionalità. Li spiega un dettagliato documento dell’Asgi, Associazione studi giuridici sull’immigrazione, intitolato “Manifeste illegittimità costituzionali delle nuove norme concernenti permessi di soggiorno per esigenze umanitarie, protezione internazionale, immigrazione e cittadinanza previste dal decreto-legge”.

 

LEGGI ANCHE:

Accoglienza dei rifugiati, avanti piano con molta preoccupazione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Consigliati