Cronaca In città

Nidi, porte chiuse per 160 bambini

Cresce la lista d'attesa (nel 2015 erano 90 i piccoli rimasti fuori), mancano ancora gli educatori, una struttura è stata chiusa

Sono 160 i bambini piccoli i cui genitori vorrebbero poter affidare agli asili nido comunali, ma non c’è posto per loro. Tecnicamente li chiamano “lista d’attesa” e oggi appare piuttosto consistente rispetto al recente passato. In particolare alla luce del taglio lineare alle rette del 30%, uguale per tutti i redditi, voluta dall’amministrazione Canelli. Su questo e su altre questioni aperte dei nidi si è parlato nella riunione congiunta delle commissioni consiliari istruzione e servizi sociali ieri pomeriggio, 21 novembre, presente l’assessore ai servizi educativi Angelo Bongo  e il suo dirigente Paolo Cortese.

Che cosa è emerso? Anzitutto i numeri. Le strutture comunali sono state ridotte a otto ed ospitano 437 bambini, ma non sono alla massima occupazione. Nonostante questo ci sono 160 nomi nella lista d’attesa, di cui solo 21 di non residenti in città. Un dato in parte “fisiologico”, ma a ottobre 2015 i bimbi in attesa erano 90 (lo disse l’allora assessore Elia Impaloni rispondendo ad una interrogazione) e, lo ha confermato Cortese, «negli ultimi anni c’era stato un calo: l’anno scorso erano circa 110».

E allora come mai questo forte rialzo? Primo problema evidenziato: mancano gli educatori, che devono essere in proporzione ai bambini. Ora il Comune sta per assumerne due (a gennaio) e ne prevede altri due nel corso del 2018. Potrebbero far aumentare la capienza di 16 bambini. Ma si dovranno fare i conti con altrettanti pensionamenti possibili con le norme in approvazione. «Vedremo come affrontarli – ha detto l’assessore Bongo – visto che in tre asili mancano educatori. Il nostro obiettivo è arrivare alla massima occupazione entro l’anno prossimo». Ma Impaloni ha ricordato: «Noi in cinque anni ne abbiamo assunti 17. Viste le promesse di potenziamento ci aspettiamo assunzioni continue».

Sulla carenza di posti pesano anche la chiusura del nido Coriandolo e il calo a 13 posti convenzionati al Negroni. Argomenti che hanno animato la riunione, viste le domande e le considerazioni dei consiglieri Pd. Ancora Impaloni ha sottolineato: «il Coriandolo era una struttura ideale, il migliore» e, contestando il parere dell’amministrazione, «non è stato chiuso per ospitare il Centro anti violenza, ma perché, con il Balconi, aveva le rette più basse. Poi successivamente si è pensato al Cav». Sul Balconi, che è interessato ad una serie di importanti manutenzioni, l’opposizione ha sostanzialmente incassato il riconoscimento che chiuderlo per i lavori – come proponeva l’amministrazione, contestata dal Pd in Consiglio – sarebbe stato un errore. «Possiamo dire che avevamo ragione», ha chiosato Milù Allegra.

Quanto al Negroni, Cortese ha illustrato i contatti avviati con il commissario dell’Ipab (e con quelli delle altre due Ipab novaresi commissariate dalla Regione in vista dello scioglimento): «Siamo in una fase delicata, i tre istituti vogliono fondersi e si dovrà vedere come gestire il nido il prossimo anno, poiché a gennaio iniziano le preiscrizioni. I posti aumenteranno».

Altra prospettiva è legata ai poli d’infanzia, tema portato su richiesta di Impaloni, che ha ricordato come il 25 novembre, fra tre giorni, scade il bando regionale per i finanziamenti. Ancora Cortese: «Sono investimenti, in tutto il Piemonte 14 milioni, dedicati a plessi scolastici definiti, scuole polivalenti e Novara potrebbe entrarci facilmente. L’ottica è che il controllo possa passare in futuro al Ministero». E Bongo: «Non abbiamo ancora definito, ma gli uffici sono al lavoro sul progetto da mandare a Torino». Si dovrà correre.

Non sono mancate considerazioni politiche. Andrea Ballarè, nello stigmatizzare i 160 bimbi in attesa, ha ricordato le poche assunzioni, i ridimensionamenti di strutture, ma soprattutto «la riduzione delle rette: non avendo potuto dare posti in più si è tradotta in un minor costo per chi il posto lo aveva già e, in più, ha dato vantaggio per i ricchi. Quindi non si è tramutata in maggiori possibilità per i meno abbienti. La riduzione delle rette è stata un’operazione di marketing, non a favore della città». E Pirovano, ricordando che Canelli ama disegnare una città attrattiva, ha affondato: «Queste scelte politiche sono state un fallimento». Dichiarazioni che hanno suscitato il diniego di Bongo e ampie reazioni di disaccordo, in particolare dai banchi leghisti.

L’assessore ha anche precisato: «Il numero dei bambini è superiore a prima». E Cortese, lasciando la seduta per una emergenza alla scuola Buscaglia, ha chiosato: «Siamo passati da 411 a 437. Lo sforzo dell’amministrazione è stato di andare nella direzione della massima occupazione. Il Coriandolo resta spazio potenzialmente dedicato al nido».

 

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