Cronaca In città

«Nel vecchio ospedale un oratorio e un centro accoglienza per immigrati»

Si è chiusa nei giorni scorsi la mostra "Visioni urbane" che proponeva otto suggestioni progettuali proposte da studenti del Politecnico di Torino per il riutilizzo dell'area dell'attuale nosocomio. Con alcune idee sorprendenti

C’è chi immagina di trasformarlo nella sede di un distretto hitech per l’innovazione nel lavoro, e chi ipotizza una grande area verde, con tanto di orti urbani. A qualcuno piace l’idea di insediare nell’attuale casa di cura una scuola di arte e recitazione. E c’è perfino chi vorrebbe collocare negi edifici opera di Alessandro Antonelli, un oratorio e un centro di accoglienza per immigrati.

C’è davvero un po’ di tutto nelle tavole e nelle relazioni di “Visioni urbane”, la mostra che si è chiusa nei giorni scorsi e che proponeva una serie di proposte elaborate da un gruppo di studenti del Politecnico di Torino che si sono esercitati nell’immaginare soluzioni per il recupero dell’area dell’attuale sede dell”Ospedale Maggiore.

Una iniziativa che era stata presentata dal’allora assessore all’urbanistica del Comune di Novara Federica Borreani (proprio alla vigilia della sua discussa sostituzione). «Non si tratta – aveva detto l’assessore – di progetti esecutivi, ma di una serie di “idee” nate attraverso la diretta conoscenza e i rilievi effettuati sulle parti vincolate dell’area ospedaliera. “Idee”, appunto, che guardano al futuro della stessa area dalle quali potrà essere eventualmente possibile attingere alcuni spunti per le future destinazioni».

Uno sguardo di sintesi al materiale (che è rimasto esposto in ospedale per una settimana) fa emergere alcuni spunti curiosi.

Anzitutto, gettonatissimo, il parcheggio sotterraneo. C’è chi lo propone lungo i tunnel di collegamento interrati che uniscono i diversi padiglioni e chi immagina di utilizzare solo l’area antistante la chiesa, ma per tutti i gruppi di lavoro l’idea di realizzare spazi di sosta nel sottosuolo è particolarmente suggestiva.

Così come la valorizzazione delle parti a verde: un po’ tutti i progetti immaginano la realizzazione di un grande parco urbano, connesso con le aree verdi vicine, ed in qualche caso “punteggiati” di spazi dedicati ad orto urbano.

Se alcuni progetti hanno seguito con la dovuta attenzione l’indicazione che dalla stessa amministrazione ospedaliera era venuta con forza, e cioè la necessità di prevedere soluzioni progettuali che, guardando a un mix funzionale con residenze e spazi di servizio e commerciali, favoriscano la valorizzazione in termini economici delle aree e dei volumi disponibili, altri progetti hanno dato libero sfogo alla fantasia.

Uno dei progetti, ad esempio, ponendosi  in una sorta di ideale continuità con le suggestioni di Expo Milano 2015, immagina di destinare l’area ad una serie di spazi legati tra loro dalla centralità del cibo: il quadriportico del Soliva dovrebbe essere trasformato in un lounge bar, mentre l’attuale casa di cura dovrebbe essere destinata a sede di una nuova facoltà di biologia. Nella parte centrale dell’isolato sono previsti orti urbani, giardini espositivi e orto botanico, oltre ad aree a verde pubblico e privato distribuite in modo omogeneo su tutta l’area.  In questa idea progettuale  gli edifici principali dovrebbero essere realizzati in legno.

Sempre ispirata a una idea “ambientalista” un’altra proposta centrata sullo sport: una porzione degli edifici del quadriportico dovrebbe essere destinata a Museo dello sport e la restante parte
a sede di una scuola universitaria di Scienze motorie.  L’edificio dell’Antonelli sarebbe destinato a palestra e spa. L’attuale casa di cura dovrebbe essere trasformata in una clinica sportiva, e dovrebbe essere realizzato un importante bacino ad uso sportivo con campi gioco, un percorso vita oltre a due stazioni per le biciclette.

C’è poi chi guarda ad una serie di funzioni legate al tema dell’integrazione e della promozione delle politiche giovanili: così un progetto pensa di trasformare gli edifici antonelliani in un oratorio e in un centro di accoglienza per immihgati, mentre altri edifici dovrebbero essere destinati a residenze universitarie.

Insomma: una antologia di suggestioni anche originali e talvolta sorprendenti. Resta da capire quanto possano essere utili all’obiettivo di disegnare davvero un futuro possibile per l’area dell’Ospedale quando la Città della Salute sarà divenuta realtà.

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