Cronaca Taccuino del cronista

Maxi inchiesta in Piemonte, Roberto Rosso in manette

L'assessore regionale è accusato di aver chiesto voti ai clan della ‘Ndrangheta per poter essere eletto nella maggioranza di centrodestra

C’è anche l’assessore regionali ai Diritti civili, Roberto Rosso, tra gli arrestati della maxi inchiesta in Piemonte con l’accusa di aver chiesto voti ai clan della ‘Ndrangheta per poter essere eletto nella maggioranza di centrodestra guidata dal governatore Alberto Cirio.

Dalle prime luci di questa mattina, infatti, la Guardia di Finanza di Torino sta eseguendo otto ordinanze di custodia cautelare in carcere, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia torinese, oltre a sequestri di beni sul territorio nazionale, nei confronti di soggetti legati alla ‘Ndrangheta radicati nel territorio di Carmagnola e operanti a Torino. Tra le condotte illecite ci sono l’associazione per delinquere di stampo mafioso, reati fiscali per 16 milioni di euro e reati di scambio elettorale politico mafioso.

Rosso, vercellese, 59 anni, avvocato civilista, è stato sottosegretario in due governi Berlusconi e parlamentare in cinque legislature con Forza Italia, agli inizi degli anni ’90 è stato candidato sindaco di Torino, e ora in Regione con il partito di Fratelli d’Italia.

 

 

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