Cronaca Culture

Lucia Annibali: «Codice Rosso? Una legge insufficiente e inefficace»

L'avvocato e parlamentare nella neonata formazione di Matteo Renzi è stata ospite di un incontro della Sezione di Novara dell’Aiga (Associazione dei giovani avvocati) e dall’Aied (Associazione educazione demografica)

A pochi mesi dalla sua entrata in vigore fa già discutere il “Codice Rosso”, il provvedimento che ha introdotto modifiche ai codici Penale e di Procedura Penale in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere. Per Lucia Annibali, giovane avvocatessa marchigiana protagonista sei anni fa di un gravissimo episodio (venne sfregiata con dell’acido da due uomini “assoldati” dall’ex fidanzato) e oggi deputata nella neonata formazione di Matteo Renzi, la definisce senza mezzi termini «una legge insufficiente e inefficace».

 

 

Lo ha ribadito venerdì 4 ottobre insieme alla collega (di professione e di seggio parlamentare) Silvia Fregolent nel corso di un incontro promosso dalla Sezione di Novara dell’Aiga (Associazione dei giovani avvocati) e dall’Aied (Associazione educazione demografica) dedicato appunto al “Codice Rosso”. Inizialmente previsto presso l’Ordine degli avvocati, l’appuntamento è stato poi invece ospitato nell’Aula Magna del Liceo delle Scienze Umane “Bellini”.

Il ragionamento di Annibali e di Fregolent è partito dal fatto che, paradossalmente, il Parlamento non «sia il luogo migliore per produrre leggi. C’è molta confusione e, soprattutto, quello poi approvato ed entrato in vigore, è un testo a “invarianza finanziaria”, cioè che non è stato previsto lo stanziamento di risorse». Una legge, “nata male”, anzi, di più: «Già in sede di discussione avevamo evidenziato le sue criticità, perché i contenuti tecnici avevano lasciato spazio a quelli politici. Un testo, attraverso l’allora ministro Giulia Bongiorno, imposto dalla Lega e giunto nelle aule “blindato”, quasi senza possibilità di essere emendato».

Il Pd (così come Leu), al momento dell’iter parlamentare all’opposizione, si era in quella circostanza astenuto, definendolo «un’occasione mancata». Una legge che, tra le altre cose, ha introdotto anche il reato di sfregi al volto. Un dramma che Lucia Annibali ha vissuto in prima persona, però… «Non sono mai stata d’accordo – questa la sua opinione – Non penso che una persona perda la sua identità in questo modo, perché importante è anche il percorso successivo. E poi sembra che alcune lesioni vengano considerate più importanti di altre. Personalmente non avrei introdotto un altro reato, ma avrei fatto piuttosto leva sulle aggravanti».

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