Cronaca In provincia

La vergogna corre sul canale

Il degrado e l'incuria si sono divorate 56 chilometri di piste ciclabili lungo la rete irrigua del novarese. Besozzi: «Dall'inizio sono mancati fondi e organizzazione per la manutenzione. E noi senza soldi per le funzioni fondamentali, non abbiamo potuto occuparcene»

Da fiore al’occhiello di cui fregiarsi a disastroso degrado di cui vergognarsi. E le foto sono una descrizione eloquente di uno stato totale di incuria e di abbandono.

Stiamo parlando delle piste ciclabili che corrono lungo le alzaie dei canali. Qualche anno fa sono state oggetto di un rilevante investimento economico e, soprattutto, argomento di una vera e propria campagna di promozione territoriale.

Di tutto questa oggi non resta quasi più nulla., come documentano le immagini. Piani viabili dissestati, scarpate e ripe infestate di erbacce. E soprattutto, le barriere di protezione completamente (o quasi) divelte e abbattute.

Una serie di situazioni che rischiano di trasformare luoghi immaginati per trascorrere in serenità il tempo libero in vere e proprie “trappole” pericolose per l’incolumità di chi le utilizza.

Uno stato di fatto che già da qualche tempo ha messo in allarme i sindaci dei comuni attraversati dalla rete delle piste ciclabili, come ci conferma Alessio Biondo, primo cittadino di Romentino. «Da noi – spiega – un tratto di pista ciclabile, lungo l’alzaia del Diramatore Vigevano, passa nel centro abitato ed è sempre stato un luogo usato per il jogging e per le biciclettate, anche con i bambini. Abbiamo dovuto eliminare le barriere che non erano più in sicurezza per evitare pericoli maggiori». E situazioni analoghe sono descritte da tanti amministratori locali.

Un destino davvero triste per quella che è stata uno delle opere più significative portate a termine in passato dall’amministrazione provinciale: 56 chilometri di piste lungo i Canali Cavour, Regina Elena e Diramatore Vigevano, che attraversano i territori del capoluogo e dei comuni di Recetto, Biandrate, Vicolungo, San Pietro Mosezzo, Cameri, Bellinzago, Galliate, Romentino, Trecate e Cerano

Il progetto, realizzato dallo Studio G1 di Novara e dal Geologo Marco Carmine, risaliva al 1999. Ma per la realizzazione fu decisiva l’approvazione alcuni anni più tardi, delle legge sulle cosiddette “opere di accompagnamento” delle Olimpiadi di Torino. La Regione finanziò il 70% del costo dell’opera (oltre 1 milione e mezzo di euro), la Provincia intervenne con una quota minoritaria ma comunque significativa di poco più di 150.000 euro, e i comuni interessati con poco più di 490.000 euro, in quote parte calcolate in funzione della lunghezza del percorso che li ha coinvolti e della popolazione residente.
In totale 2.170.000 circa.

I lavori sono stati eseguiti da una azienda torinese, con la direzione dei lavori affidata all’Associazione Irrigazione Est Sesia.   Le piste sono state completate nell’estate del 2008.
«Era un progetto davvero importante – commenta la presidente dell’Atl, Maria Rosa Fagnoni – sul quale anche noi avevamo puntato per lanciare l’idea della Provincia di Novara come luogo ideale per un turismo “slow” basato proprio sulla ciclabilità».

Ma purtroppo fin da subito il progetto mostrava un punto debole: non è mai stato chiaro a chi spettasse il compito della manutenzione. E così per anni non se n’è occupato nessuno.

«È andata esattamente così» commenta il presidente della provincia Matteo Besozzi . «Con una aggravante: la successiva fase di trasformazione dell’Ente Provincia ha reso necessario utilizzare le poche risorse a disposizione per le funzioni fondamentali, come strade e scuole. Con il passare del tempo, quindi, la situazione delle piste ciclabili, in particolare delle staccionate in legno, è andata sempre più peggiorando». «Probabilmente – si rammarica il presidente –  sarebbe stato auspicabile valutare delle convenzioni con i Comuni attraversati e con le associazioni locali per un aiuto nella manutenzione, che senza risorse resta comunque difficile».

Campane a morto quindi sull’idea di Novara “provincia ciclabile”?

Nemmeno per sogno. «Attualmente la Provincia – dice Besozzi – è coinvolta nella fase progettuale della ciclovia del Canale Cavour, con Regione Piemonte, Politecnico di Torino ed altre Province attraversate». «E noi – aggiunge Maria Rosa Fagnoni – abbiamo presentato un progetto Interreg per la valorizzazione della cosiddetta “via del mare” che congiunge il Vallese, in Svizzera, con il mar Ligure attraversando da nord a sud tutto il nostro territorio».

Ma c’è chi dice che prima di dare il via ad altri progetti più o meno faraonici, meglio si farebbe a recuperare quello che esiste. E che il tempo e l’incuria hanno ridotto a qualcosa di cui vergognarsi.

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Consigliati

AdnKronos

Luglio e agosto i mesi più critici

Luglio e agosto i mesi più critici

A rischio normali adolescenti che non percepiscono il pericolo Napoli, 14 giu. (AdnKronos Salute) – Con l’inizio delle vacanze scolastiche,