La tragedia di Ludovica al luna park di Galliate: il pm chiede quattro condanne

Un serie di negligenze che potevano essere evitate e che, sommate insieme, hanno provocato la tragedia. Sono state elencate oggi in tribunale dal pm Paolo Verri nel chiedere la condanna dei quattro imputati per la morte di Ludovica Visciglia, la quindicenne di Trecate che aveva sbattuto la testa contro un ramo durante un giro sul Mini Tagadà del Luna Park di Galliate il 12 marzo 2022.

L’accusa ha chiesto 4 anni di reclusione per il giostraio Massimiliano Ferri, titolare della giostra su cui è avvenuto l’incidente; 2 anni per l’ingegnere Graziano Minero, che aveva effettuato dei collaudi sull’attrazione qualche tempo prima; 1 anno e 8 mesi per il comandante della polizia locale di Galliate, Angelo Falcone, incaricato di controlli e verifiche; e infine 1 anno e mezzo per l’ex sindaco Claudiano Di Caprio, nel suo ruolo di presidente della commissione comunale di vigilanza. 

Il pm ha parlato delle criticità emerse fin dall’inizio delle indagini: la collocazione del Tagadà in un posto in cui non poteva stare, perché c’erano degli alberi interni al perimetro; l’eccessiva velocità nel momento in cui è avvenuto l’infortunio, di 30 giri al minuto contro gli 8 previsti dal libro istruzioni; e poi ancora l’apertura anticipata del luna park per il fine settimana, con un permesso provvisorio in attesa del sopralluogo della commissione, che sarebbe dovuto avvenire due giorni dopo, il 14 marzo. Una consuetudine in voga da anni che, secondo gli investigatori, non era corretta in base alle norme del Tulps.

Nell’udienza di oggi sono intervenuti anche i legali di parte civile, i genitori e la nonna di Ludovica: sono stati chiesti risarcimenti in base alle tabelle in vigore, quindi una somma di 716 mila euro per papà e mamma e di 138 mila per la nonna.

I primi difensori degli imputati hanno chiesto invece l’assoluzione, escludendo profili di colpa in capo ai propri assistiti. In particolare, il legale del giostraio ha sottolineato che l’uomo aveva prodotto tutta la documentazione dell’attrazione, seguendo la procedura, e che ha piazzato la giostra nel punto previsto secondo i tecnici, non avendo lui particolari competenze in questo campo.

L’avvocato dell’ingegnere che ha eseguito il collaudo, invece, ha escluso che il professionista potesse sapere qualcosa sul posizionamento non corretto del Mini Tagadà, avendo effettuato le certificazioni in un periodo precedente e in diversa località: la mancanza di un limitatore di velocità, e il fatto che non erano stati mossi dei rilievi sul punto, secondo il legale, non avrebbe inciso causalmente nelle tragedia di Galliate, avvenuta per la presenza dell’albero.

All’udienza di maggio concluderanno i difensori degli ultimi due imputati, poi la sentenza.

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