Cronaca In città

La «famiglia allargata» del Natale di Sant’Egidio

Al pranzo del 25 parteciperanno 3.000 persone. Le testimonianze di due ospiti: «Sono i nostri angeli custodi». La volontaria: «Non siamo camerieri, è come se fossimo a casa nostra»

«Se non ci fossero loro saremmo soli, perché non abbiamo nessuno. Non solo a Natale, ma per il resto dell’anno». Tiziana e Flavio sono due novaresi che trascorreranno il 25 dicembre al pranzo di Natale della Comunità di Sant’Egidio. Una tavola che in tutta la provincia di Novara accoglierà 3.000 persone fra indigenti, persone sole fra cui i destinatari del progetto Viva gli anziani, profughi e le famiglie dei bambini che frequentano la Scuola di pace.

Il punto di vista degli ospiti

La mensa di via Dolores Bello

Per Tiziana e Flavio non sarà la prima volta. «Io ormai partecipo da una ventina d’anni – spiega lei, che nella vita fa la nonna vigilessa davanti a una scuola elementare della città – Flavio invece da una dozzina. Per noi è come essere parte di una famiglia allargata. Si mangia tutti insieme e si sta in compagnia, così si alleviano le sofferenze della solitudine, che dopo una certa età si sentono anche un po’ di più. Purtroppo riuscirò a raggiungere mio figlio, che vive in Toscana, solo dopo il 25».
«La magia del Natale sta proprio nello stare insieme, nel condividere questa giornata speciale – aggiunge Flavio – Durante questo pranzo si torna anche un po’ bambini, perché a ciascuno di noi viene consegnato un regalo».
«Questi volontari sono davvero i nostri angeli custodi – commentano entrambi – Se non ci fossero loro, il nostro Natale sarebbe una giornata in cui deprimersi. Così come il resto dei giorni… Invece qui alla mensa (di via Dolores Bello, dove li abbiamo incontrati, ndr) trovi sempre qualcuno con cui scambiare due chiacchiere, anche per sfogarsi un po’, per cercare un contatto umano. E’ come se fosse un mondo a parte quello che trovi qui dentro, molto diverso dall’indifferenza che c’è fuori». Il «dentro» di cui parlano è la mensa di Sant’Egidio, dove operano 150 volontari e che in sei anni ha accolto circa 1.400 persone. Lì si festeggerà la sera della vigilia.

La volontaria: «Nessuno resti solo a Natale»

I regali personalizzati, raccolti nelle ultime settimane

Il giorno di Natale, invece, le tavole saranno imbandite in vari quartieri della città, fra palestre scolastiche e saloni parrocchiali. Gli ospiti saranno serviti dai volontari, come Paola Capobianco (nella foto in alto con 3 studentesse della Scuola di pace), che alla palestra della scuola Rigutini porterà tutta la famiglia. «Ho coinvolto anche mio figlio, mio fratello e la sua compagna che verranno da Verona e mio padre, che ha 90 anni e che non vede l’ora di trascorrere il Natale con tanti amici – spiega – Noi non saremo dei camerieri, il senso di questo giorno speciale è quello di un pranzo in famiglia. Si serve a tavola, ma c’è anche il tempo per sedersi e scambiare due chiacchiere, come se si fosse a casa nostra, perché deve essere un momento di vera festa. Per questo a ciascuno viene consegnato un regalo personale. Li abbiamo raccolti nell’ultima settimana nella casa parrocchiale di Sant’Agabio. In questa realtà gli ospiti sono soprattutto musulmani – continua Capobianco – Vengono da tantissimi anni e hanno un grande rispetto di questa nostra ricorrenza religiosa. Ed è bellissimo il momento dell’addobbo dell’albero di Natale, che si fa nel pomeriggio del 25: partecipano volentieri e soprattutto si divertono tantissimo. E poi ci sono i bambini, che, sempre nel pomeriggio, vengono con noi a fare visita agli anziani che non possono uscire di casa».
Un giorno in cui si superano anche le differenze religiose e che alle spalle ha una macchina organizzativa ormai ben rodata. «Si comincia ai primi di dicembre – continua la volontaria – inviando gli inviti personali e cercando di capire quale possa essere il regalo più desiderato, perché nulla deve essere lasciato al caso. Per tutto il resto abbiamo dalla nostra parte una grande solidarietà: dalla dirigente scolastica del comprensivo Bellini Clara Cregno, che ci mette a disposizione la palestra di via della Riotta, fino alle varie portate del pranzo che ci vengono fornite dai ristoranti della città. Poi c’è un’associazione di Cameri, la quale ci fornisce tavoli e sedie, che poi vengono portati in palestra da un’azienda edile, che mette a disposizione il camion e persino gli operai per il carico e scarico. Ciascuno, a modo suo, ci fa un regalo e credo che tutti i tasselli vadano al loro posto solo grazie alla fede, che rende possibile tutto questo. Il nostro sogno è far sì che nessuno resti solo il giorno di Natale».

La prima festa nel 1985
Un sogno che a Novara è iniziato nel 1985. «Il primo pranzo si tenne nella parrocchia di Santa Rita – ricorda Daniela Sironi, presidente della Comunità di Sant’Egidio di Novara – C’erano 21 anziani e 4 operai senegalesi, che frequentavano la nostra scuola d’italiano. Per arrivare nella sala da pranzo c’erano da superare alcuni gradini, ma c’erano anche degli ospiti in sedia a rotelle. I 4 operai li presero in braccio e li portarono su. Così si strinsero in una serie di abbracci, anche per il resto della giornata».

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