Cronaca In città

Il giudice del lavoro respinge il ricorso di Gianna Fratta

Si è chiusa in un'aula di giustizia la querelle che da mesi teneva in scacco il Teatro Coccia. La musicista pugliese era stata indicata come direttore in pectore, ma nella seconda selezione era rimasta esclusa

Il giudice del lavoro respinge il ricorso di Gianna Fratta. Il Coccia ha finalmente (salvo imprevedibili e improbabili ulteriori colpi di scena) un direttore nella pienezza delle sue funzioni. E il sindaco Canelli – ancora per qualche giorno in vacanza – può tirare un sospiro di sollievo.

È questa la sintesi di quello che sembra essere l’ultimo capitolo, almeno per ora, di una telenovela che ha dapprima appassionato, poi preoccupato e da ultimo anche un po’ stufato il pubblico novarese degli appassionati di lirica e prosa.

Come si ricorderà era stato proprio sul nome di Gianna Fratta che si era consumata la rottura insanabile tra la presidente della Fondazione Teatro Coccia, Carmen Manfredda, e i componenti del Cda. Al termine della prima procedura di selezione avviata a seguito del clamoroso (e ancora da spiegare fino in fondo) allontanamento di Renata Rapetti, il consiglio aveva individutao il nome di Antonio Calbi, attualmente sovrintendente a Roma. Nel momento in cui Calbi aveva comunicato di non essere più interessato alla nomina, la presidente aveva sostenuto che la scelta dovesse cadere su Fratta, da lei considerata seconda classificata.

Su questo punto le posizioni dei consiglieri e della presidente si sono mostrate irriducibili, fino provocare dimissioni, nuove nomine e scontri al calor bianco anche tra Manfredda e il sindaco Canelli.

Poi la formazione di una nuova commissione e una ulteriore selezione, dalla quale è emerso il nome della nuova direttrice , Corinne Baroni. Selezione dalla quale Gianna Fratta è rimasta esclusa. Ritenendo lesi i propri diritti la musicista si è rivolta al tribunale del lavoro.

La causa si è discussa oggi. davanti al giudice del lavoro Marta Criscuolo.

Gianna Fratta era rappresentata dal prof. Paolo Scaparone dall’avv. Jacopo Gendre di Torino e dall’avvocato Melissa Forte in rappresentanza dell’avvocato Ignazio Pagani di Novara; la Fondazione Coccia era difesa  dall’avv. Remigio Belcredi che rappresentava l’avvocato torinese Carlo Emanuele Gallo.

All’udienza, secondo quanto appreso dalla Voce, sarebbe intervenuta anche la presidente della Fondazione Coccia, Carmen Manfredda, nonostante il Cda avesse deciso che nessun componente fosse presente in aula.

Alla fine il giudice con una sentenza di una ventina di pagine, ha respinto il ricorso e ha chiuso la partita.

Soddisfatto il sindaco Alessandro Canelli: «Sono contento: finalmente  questa vicenda è finita e il Coccia ha un direttore, a cui auguro buon lavoro.»

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