Cronaca In città

«Il Coccia non è a norma, non solo per i palchi»

Il presidente della Fondazione, Massimiliano Atelli, analizza la situazione del Teatro dal un punto di vista tecnico

La presentazione della nuova stagione del Teatro Coccia non è stata sufficiente ad alleviare le numerose problematiche, non solo finanziarie, con le quali il Teatro si trova a fare i conti ormai da un anno e mezzo.

Tra gli aspetti che più preoccupano, c’è quella della messa a norma dei palchi: non per una questione puramente di sicurezza, piuttosto per un conseguente mancato incasso nel momento in cui non potranno più essere utilizzati già a partire dalla prossima stagione che inaugura il 18 ottobre.

Una situazione che abbiamo analizzato con il presidente della Fondazione, Massimiliano Atelli: «Non solo i palchi – spiega – il tema è quello della messa a norma all’interno del teatro. La struttura è, come noto, di fine ‘800, ma il Paese, i suoi edifici pubblici, e fra questi anche il Coccia, hanno iniziato a fare i conti da decenni con il diritto UE (e le sue normative tecniche, in particolare).

Come mai finora non si è mai provveduto?
Francamente, non saprei dire. Non mi avventuro in ipotesi. È un fatto oggettivo, che assumo come tale. Certo, spesso in questi casi i nodi vengono al pettine insieme, e questo rende le cose ovviamente più difficili.

Potrebbe verificarsi l’eventualità di dover sospendere la stagione nel caso in cui il teatro dovesse essere chiuso per l’esecuzione dei lavori?
Attendiamo con rispetto e fiducia che le autorità competenti facciano tutte le verifiche del caso. La cultura si fa in sicurezza. Non escludo nulla, potrebbe verificarsi anche l’eventualità di dover sospendere la stagione nel caso in cui il teatro dovesse essere chiuso per l’esecuzione dei lavori di messa in sicurezza. Auspico, d’altro canto, che si possa in qualche modo tener conto del pregresso, del presente e del futuro. E’ una decisione non semplice, e questa difficoltà merita, come ho detto, il nostro rispetto.

 

 

E poi c’è tutto l’aspetto dei contributi. Su questo tema il verbale del Cda dello scorso 14 giugno dà qualche speranza: un possibile finanziamento da parte di Compagnia San Paolo e CRT per un importo complessivo di circa 500 mila euro annuo per tre anni, nonché un possibile contributo da parte di Mirato S.p.A per 50 mila euro per il 2019. Anche la Fondazione Bpn ha confermato il suo apporto di 100 mila euro.

Rispetto a quella data, ci sono novità in tema di contributi da porte di fondazioni, aziende o privati?
Sì ci sono novità positive: in pochi giorni, ci sono stati destinati oltre 100 mila euro. Un segnale concreto, di riaccensione dell’interesse verso il Coccia e verso il suo futuro. Dobbiamo tornare ai livelli – riguardo agli apporti, essenziali, dei finanziatori privati – cui il Coccia era abituato. In questa direzione, specie le grandi fondazioni bancarie del Nord Ovest possono fare molto.

Come mai, invece, il bilancio previsionale 2019 non è ancora stato approvato?
Lo doveva essere nell’autunno scorso, in coerenza con il suo carattere “preventivo”, non tanto perchè l’esercizio finanziario a prevedere è in fatto, quasi finito, ma anche perchè l’esito delle verifiche tecniche sulla struttura, a fine luglio, può avere evidentemente ricadute sui ricavi da bigliettazione, e quindi sulle previsioni di entrata.

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  1. Avatar
    Mario Grella

    In pochi anni il teatro da una ricchezza per la città sembra essere diventato un fardello. Le colpe? Non esistono. O sembrano non esistere.

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