Cronaca Taccuino del cronista

Guardia medica aggredita: la famiglia sudamericana ha chiamato la polizia

E ha anche presentato una denuncia: la figlia 17enne è rimasta ferita alla schiena, il Maggiore l'ha dimessa con una settimana di prognosi. Intanto la vicenda è finita anche sul tavolo dell'assessore regionale alla Sanità

Non c’è nessun branco dietro all’aggressione della guardia medica dell’Asl, ma una famiglia di dominicani. E sono stati loro stessi a chiamare la polizia dopo il parapiglia. Sulla vicenda, che ha suscitato reazioni da parte degli organi istituzionali sanitari, emergono nuovi dettagli che sembrano disegnare un contesto molto differente. Il medico ha sporto denuncia dopo essere stato in pronto soccorso, ma lo stesso ha fatto anche la famiglia dominicana, che si è rivolta allo studio dell’avvocato Giuseppe Ruffier. Anche la figlia di 17 anni è stata visitata in pronto soccorso: ha dei segni sulla schiena e se inizialmente era stata dimessa con 3 giorni di prognosi, nei giorni scorsi è stata nuovamente visitata e la prognosi è stata prolungata fino a venerdì 16 marzo. Nel frattempo il medico è tornato in servizio già nella giornata di lunedì.
Non solo, in sede di querela, i sudamericani hanno anche riferito di frasi razziste, che sarebbero state loro rivolte dal medico, che avrebbe mostrato un atteggiamento piuttosto nervoso nei loro confronti alla richiesta di somministrare un’iniezione intramuscolare, prestazione che il 51enne dominicano aveva già richiesto e ottenuto in passato alla guardia medica. Secondo la versione della famiglia sudamericana, però, sabato sera il medico si sarebbe innervosito e avrebbe cercato di metterli alla porta dopo averli apostrofati con frasi riferite al colore della pelle, che avrebbero fatto scattare un parapiglia fra i due uomini. La moglie avrebbe provato a mettersi in mezzo, ma sarebbe stata strattonata e avrebbe avuto un mancamento. A quel punto sarebbe intervenuta la figlia 17enne: nel frattempo il medico sarebbe scivolato sul pavimento bagnato e si sarebbe ulteriormente innervosito. In quel frangente la ragazzina sarebbe stata colpita alla schiena. Sull’episodio sono ancora in corso le indagini della Questura che, oltre ad avere acquisito i filmati forniti dall’Asl, sta continuando a interrogare vari testimoni per ricostruire l’accaduto.

Intanto continuano le reazioni da parte delle istituzioni sanitarie. Nei giorni scorsi l’Ordine dei medici aveva parlato di guardie mediche «lasciate in balia dei pazienti». E ieri sulla vicenda è intervenuto anche l’assessore regionale alla Sanità Antonio Saitta: «La Regione Piemonte è da tempo impegnata sul fronte della sicurezza agli operatori sanitari in servizio nelle strutture: stigmatizziamo con fermezza l’episodio avvenuto a Novara, in cui è rimasto coinvolto un medico del servizio di continuità assistenziale dell’Asl. La dinamica dell’evento è al vaglio delle Forze dell’Ordine che hanno acquisito le immagini delle telecamere. L’Asl Novara, che ha recepito dal 2011 la raccomandazione ministeriale per prevenire gli atti di violenza a danno degli operatori sanitari, lavora costantemente per identificare i fattori di rischio per la sicurezza del personale ed è impegnata a porre in essere misure di prevenzione e controllo più adeguate», ha detto Saitta ricordando che proprio ieri (13 marzo) si è insediato l’Osservatorio permanente per la garanzia della sicurezza e per la prevenzione degli episodi di violenza ai danni di medici e infermieri, presieduto dal Ministero della Salute. «Solo l’impegno comune di tutti (direzioni aziendali, dirigenza infermieristica e medica, coordinatori, professionisti e loro rappresentanti, organizzazioni sindacali, rappresentanti dei cittadini, organi di informazione) può migliorare l’approccio al problema e assicurare un ambiente di lavoro sicuro. Tanto più che gli atti di violenza possono ripercuotersi negativamente anche sulla qualità dell’assistenza offerta ai cittadini», ha concluso l’assessore.

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