Cronaca In città In Piemonte

Fermata dell’Alta Velocità, Novara si mette in fila

Il sindaco Canelli con una sorprendente "santa alleanza" con Chivasso prova ad entrare nella sfida (forse) impossibile per ottenere una fermata dell'Alta Velocità

In campo ci sono almeno tre candidature nel territorio del vercellese e del biellese (Santhià, Carisio e Balocco) e una nel torinese (Chivasso): tutti vogliono la cosiddetta “fermata intermedia” dell’altra velocità sulla linea Torino-Milano. E Novara prova ad entrare in gioco in questa “disfida” che improvvisamente si è accesa a distanza di anni dalla definizione degli assetti strutturali della ferrovia veloce in questa porzione di pianura padana.

A pensarci bene questa ha tutta l’aria della più classica delle battaglie di retroguardia: sentire riparlare di stazioni in linea e di interconnessione con le linee storiche,  dopo oltre un quindicennio con argomenti del tutto simili a quelli che si potevano ascoltare tra la fine del decennio ’90 e i primi anni 2000 lascia piuttosto stupiti.

Eppure in queste settimane c’è un grande fermento tra il Piemonte e Roma su questo fronte.

L’offensiva è stata aperta tre settimane or sono dai vercellesi e dai biellesi: grazie alla intermediazione del sottosegretario vercellese Luigi Bobba, si è tenuto a Roma presso il ministero dei trasporti un “tavolo tecnico” con la partecipazione dei sindaci di Carisio Pietro Pasquino e di Santhià Angelo Cappuccio, oltre ai rappresentanti di Rfi.

La tesi è quella di realizzare una stazione intermedia sulla linea TAV Torino- MIlano tra le due locaità. Una tesi che sembra ricevere il plauso della regione Piemonte, tant’è che all’incontro romano promosso da Bobba ha preso parte anche ’assessore regionale Francesco Balocco.

Accanto a Santhià e Carisio c’è sul tappeto, più defilata, anche la candidatura del comune di Balocco.

La proposta formulata dai sindaci vercellesi si basa sulla potenziale domanda di utenti che intendono avvalersi più facilmente dell’Alta Velocità. Utenti che risiedono nei territori di Biella e Vercelli, Aosta e Ivrea, Borgomanero e il Vco oltre a Casale.

Con argomenti del tutto simili, sia pure riferito all’area territoriale dei competenza,  è in campo da qualche tempo anche la candidatura di Chivasso, sostenuta da un comitato locale composto dall’Associazione culturale “Identità Comune” e dalla “Associazione sempre Avanti” (quest’ultima ha come proprio riferimento “romano” il segretario nazionale del Partito socialista italiano Riccardo Nencini che è anche viceministro dei traporti).

Con una mossa che ha tutta l’aria della rincorsa – appunto – ad un treno in corsa, il sindaco di Novara ha stretto un patto con i rappresentanti del comitato di Chivasso. Venerdì scorso – come informa una nota congiunta diramata nel tardo pomeriggio di questo mercoledì-  nel palazzo comunale di Novara  il Sindaco Alessandro Canelli ha incontrato il comitato chivassese rappresentate dal segretario Tomas Carini.

Il vertice ha prodotto un accordo che è basato su una proposta dai toni decisamente “coraggiosi”: «per rendere – si legge nel comunicato stampa – la linea ad Alta Velocità Torino-Milano (e le sue estensioni) funzionale al territorio che attraversa  garantendo l’accesso sia a Canavese, Valle d’Aosta e Monferrato, sia al Piemonte Orientale, la soluzione è la realizzazione di due stazioni di interscambio, una nel nodo ferroviario di Chivasso (denominata Porta Canavese-Monferrato) e l’altra nel nodo ferroviario di Novara».

Non una stazione intermedia, quindi, ma due.

Una soluzione, che a parere dei nuovi alleati  «è l’unica che permette sia la completa integrazione tra l’Alta Velocità e le linee regionali per uno sviluppo globale del sistema ferroviario, sia il razionale utilizzo della rete ferroviaria nazionale ai due principali bacini oggi esclusi dal servizio dell’Alta Velocità e dai benefici di collegamenti più moderni e delle conseguenti opportunità di sviluppo dei territori». Cosa che, ovviamente a parere dei promotori dell’alleanza Novara-Chivasso, non sarebbe garantita dalla soluzione “vercellese” che «si configura come un investimento per nulla risolutivo»

«Raggiunta l’intesa, – conclude il comunicato – Novara e il comitato intendono chiedere alla Città metropolitana di Torino, alle Province di Asti, Alessandria, Biella, Novara, Vercelli e VCO, alla Regione Piemonte, al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, a Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane) di predisporre immediatamente uno studio di fattibilità, propedeutico alle successive elaborazioni progettuali e alle procedure di individuazione delle risorse finanziarie fino ad arrivare all’assegnazione dei lavori, per la realizzazione delle due stazioni sull’Alta Velocità Torino-Milano nel nodo di Chivasso (Porta Canavese-Monferrato) e nel nodo di Novara che sono essenziali e complementari».

Resta da capire quanta possibilità concreta abbia davanti a se questo progetto .

Perchè tutte le ipotesi, anche le più suggestive, devono fare i conti con i numeri e con la volontà delle Ferrovie Italiane: quante possibilità reali ci sono che si riapra il dossier su questa tratta dell’Alta Velocità mentre ancora la rete TAV è in corso di realizzazione in altre parti d’Italia ? Infatti la domanda, prima ancora che quella sulla dislocazione di una ipotetica stazione intermedia, è quella sulla volontà di RFI di realizzare una qualunque stazione intermedia…

  1. Tomas Carini

    Buongiorno,
    sono Tomas Carini, segretario dell’Associazione culturale Identità Comune che, da settembre 2012, ha elaborato la proposta Porta Canavese-Monferrato.
    Le scrivo per fornire alcune importanti informazioni. Dopo aver coinvolto tutti i partiti politici, gli enti locali e il Ministero dei Trasporti, abbiamo raccolto l’adesione di oltre 100 amministrazioni comunali, un fatto più unico che raro in Italia. Poi abbiamo sottoscritto un’alleanza con Novara e raccolto il parere positivo del nuovo governo della Valle D’Aosta, per il quale è un’opera strategica. Abbiamo anche raccolto l’adesione di Confindustria, del CNA e del mondo sindacale.
    A cosa serve:
    1 – potenziamento linee ferroviarie Chivasso-Ivrea-Aosta (che chiede anche l’elettrificazione), Chivasso-Alessandria e riapertura Chivasso-Asti
    2 – realizzazione di un vero servizio ferroviario metropolitano con treni ogni 15 minuti da Torino a Chivasso e da Novara a Milano spostando gli interregionali sull’AV grazie alle interconnessioni
    3 – dare accesso a 500 mila cittadini oggi tagliati fuori da un normale servizio pubblico come la ferrovia. Oggi l’AV discrimina interi territori densamente popolati
    4 – sviluppo economico attraverso il turismo che usa l’AV
    5 – l’AV smette di essere concepita come un corpo estraneo rispetta ai territori che attraversa, i quali potranno utilizzarla, come in Giappone o in Germania. In tal senso, le fermate andavano realizzate durante la costruzione della linea e ciò dimostra il fallimento del modello AV che collega solo le grandi città. La linea TO-MI è tra le linee più in perdita in Italia: costata 7 miliardi di euro, predisposta per 280 treni/giorno, ne passano 70. È evidente che altre fermate connesse con la ferrovia possono, con l’aumento dei passeggeri, favorirne l’economicità..
    Preciso infine che la Regione Piemonte, dopo il tavolo tecnico del 28 giugno, intende superare ogni campanilismo: siamo assolutamente d’accordo e i 100 Comuni dovrebbero testimoniarlo.
    Cordiali saluti,
    Tomas Carini

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