Cronaca In città

Ex sedi di quartiere, una nuova “stangata” per le associazioni che le utilizzano

Una delibera di giunta aumenta sensibilmente gli importi orari soprattutto ai danni dei soggetti senza fini di lucro che usano in modo continuativo le sale per le loro attività

La delibera è stata approvata dalla giunta comunale del 12 novembre, ma entrerà in vigore dal 1 gennaio 2019. Un atto all’apparenza formale, ma che costituisce di fatto una brutta batosta per le casse delle associazioni onlus, di volontariato e di promozione sociale, sportiva e culturale che utilizzano per la loro attività le sedi di quartiere.

La delibera infatti aumenta in modo sensibile i costi orari, a carico in modo particolare delle realtà che fanno un uso continuativo delle sedi, mentre per gli utilizzi “una tantum” gli importi sono rimasti quelli in vigore: 10 euro e 50 l’ora per i privati e gli enti con finalità di lucro, 1 euro e 50 per le onlus e le organizzazioni politiche e sindavali, 2 euro l’ora per le associazioni no profit.

Cambiano radicalmente le cose, invece, per tutti gli altri.

Perchè se per l’uso quantitativo il regolamento finora in vigore stabiliva una quota forfettaria articolata per fasce a seconda del numero di ore utilizzate, con la delibera appena approvata la tariffa diventa “puntuale” senza alcun forfait e con l’applicazione rigida della quota oraria.

Capita così che una onlus che utilizza per 100 ore all’anno una sala di quartiere paga oggi 100 euro. Con la nuova tariffa, per 100 ore si pagheranno 150 euro. E così via: per 200 ore annue la tariffa attuale è di 180 euro, mentre la nuova (1,35 euro l’ora) porta il totale a 270 euro. Per 300 ore dal gennaio prossimo si pagheranno 360 euro contro gli attuali 250. Stessa situazione per le associazioni no profit, cioè quelle che non hanno la qualifica di Onlus: per 100 ore pagheranno 200 euro (oggi 150) per 200 ore l’importo sarà di 360 euro (attualmente 270) e per 300 ore il conto assommerà a 480 euro contro gli attuali 375 euro. Il tutto naturalmente Iva esclusa.

La delibera non fa cenno ad alcuni aspetti organizzativi che, introdotti nel 2017, avevano sollevato un vespaio di polemiche da parte delle associazioni: la richiesta del pagamento anticipato dell’importo dovuto per due anni, e l’obbligo di riconsegna delle chiavi delle sedi al termine di ogni singolo utilizzo. Un onere aggiuntivo che la maggior parte delle associazioni consideravano insopportabile. E che a quanto risulta rimane vigente.

«Sembra quasi – commenta il consigliere del Partito Democratico Rossano Pirovano, che già lo scorso anno aveva difeso in sede di consiglio comunale le ragioni del mondo associativo – che l’amministrazione Canelli voglia svuotare le sedi di quartiere. Le associazioni senza fine di lucro hanno risorse limitate e organizzazione ridotta all’osso. Aumentare i costi e gli adempimenti significa allontanarle. Cosa che peraltro è già accaduta lo scorso anno in decine di casi. Come gruppo di opposizione faremo la nostra battaglia contro questo aumento: le nuove tariffe dovranno essere discusse e votate in consiglio comunale in occasione dell’approvazione del bilancio. E in quella sede ci faremo sentire»

 

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