Cronaca

Djalali, la condanna a morte è sospesa

L'esecuzione del ricercatore iraniano accusato di spionaggio si sarebbe dovuta compiere lo scorso 19 gennaio ma la Corte suprema ha deciso di esprimere il proprio parere a febbraio

È di pochi minuti fa la notizia della sospensione della condanna a morte per Ahmadraza Djalali, il ricercatore iraniano che ha lavorato per quattro anni a Novara, all’Università del Piemonte Orientale, come ricercatore capo al Crimedim, il Centro di ricerca in medicina di emergenza e delle catastrofi.

Il medico era stato condannato per spionaggio dal regime di Teheran. La sentenza avrebbe dovuto essere eseguita lo scorso 19 gennaio, tuttavia la Sezione 33 della Corte suprema iraniana la sta revisionando: il giudice ha chiesto a un procuratore aggiunto di esprimere il proprio parere a febbraio.

«La sezione 33 della Corte Suprema in Iran – si legge in un comunicato ufficale del Center for Human Rights – sta esaminando la condanna a morte emessa ad Ahmadreza Djalali, un residente accademico e svedese di origine iraniana accusato di accuse di “spionaggio”. Il giudice ha chiesto a un sostituto procuratore di esprimere il suo parere nel febbraio 2018».

«Il caso del mio cliente  – ha dichiarato   Zeinab Taheri, uno dei legali di Djalali – è attualmente oggetto di studio da parte di un sostituto procuratore di Teheran e del suo assistente incaricato di eseguire le sentenze. Entrambi hanno sollevato obiezioni al caso. Considerando i problemi le lettere che abbiamo scritto ai parlamentari, speriamo che la condanna a morte venga definitivamente sospesa. Purtroppo Ahmadreza non sta bene. Sta mangiando, ma si assottiglia ogni giorno. È lui stesso un medico e dice che è possibile che un tumore si sia sviluppato nel suo tratto digestivo: ha chiesto di sottoporsi a cure fuori dal carcere ma per il momento la richiesta gli è stata negata.  Come è noto, Djalali ha costantemente negato di collaborare con qualsiasi agenzia di intelligence e ha dichiarato di essere stato imprigionato in Iran per essersi rifiutato di spiare per la sicurezza dell’Iran».

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