Cronaca Giudiziaria

Delitto nei boschi di Pombia, il pm chiede l’ergastolo per il presunto mandante

Udienza fiume davanti alla Corte d’Assise. I difensori dell’imprenditore di origine gelese, chiamato in causa dall’esecutore materiale del delitto, hanno chiesto l’assoluzione. Sentenza il 22 novembre

«Non è un processo indiziario ma un processo a prova diretta. Abbiamo un dichiarante che si è auto accusato e che ha accusato altri (Lembo, esecutore materiale dell’omicidio, reo confesso, già condannato in primo grado con rito abbreviato a 30 anni di reclusione, in attesa della fissazione del processo d’appello, ndr); Lembo non aveva alcun motivo per accusare falsamente Cauchi».

 

 

E’ durata più di due ore la requisitoria del pubblico ministero Mario Andrigo al processo, davanti alla Corte d’Assise, per Giuseppe Cauchi, imprenditore cinquantenne di origine gelese residente da anni a Busto Arsizio, chiamato in causa dallo stesso Lembo, arrestato pochi giorni dopo il delitto dai carabinieri di Novara, che lo aveva indicato quale “mandante” del delitto di Matteo Mendola.

Il 33enne, anch’egli di origine gelese e residente a Busto, fu ucciso nei boschi in frazione San Giorgio di Pombia la sera del 4 aprile del 2017 con due proiettili, poi colpito una dozzina di volte con il calcio della pistola e infine con una batteria d’auto. Il suo corpo, abbandonato nei pressi di una fabbrica dismessa, fu trovato casualmente da un pensionato la mattina successiva.

«C’è responsabilità piena di Cauchi – ha concluso il pm – a cui non possono essere concesse le attenuanti generiche, sia sotto il profilo oggettivo che soggettivo. La conclusione non può essere altra che la richiesta della pena dell’ergastolo».

L’imprenditore ha sempre negato gli addebiti. «Capisco il loro dolore – aveva detto davanti alla Corte, riferendosi ai familiari di Mendola – Ma sono innocente. Cosa potevo averci io con questo ragazzo? ».

I difensori, avvocati Flavio Sinatra e Cosimo Palumbo, al termine di lunghe arringhe, concluse nel tardo pomeriggio, hanno chiesto l’assoluzione, quantomeno ai sensi del secondo comma (la vecchia insufficienza di prove) in quanto ci sarebbero solo le dichiarazioni di Lembo ritenute dai due difensori inattendibili e non riscontrabili. Sentenza il 22 novembre.

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