Cronaca Giudiziaria
tribunale il caldo

Delitto di Pombia, assolto l’imprenditore a processo con l’accusa di essere il mandante

Matteo Mendola fu ucciso la sera del 4 aprile del 2007, il corpo fu trovato la mattina successiva nei boschi. La mamma della vittima: «Signore fai riposare mio figlio in pace»

Assolto. Giuseppe Cauchi, cinquantenne imprenditore gelese, da anni residente a Busto Arsizio, finito a processo con l’accusa di essere il mandante del delitto di Matteo Mendola, 33enne anch’egli gelese d’origine ma residente a Busto, è stato assolto dalla Corte d’Assise di Novara.

«Questa non è giustizia; signore fai riposare mio figlio in pace; un figlio mi hanno tolto, un figlio». E’ una “minuscola” mamma, quella di Matteo Mendola, stretta nel colore del lutto e nel profondo dolore, che grida con la voce strozzata dalle lacrime, dopo la lettura della sentenza. A chiamare in causa l’imprenditore quale mandante dell’omicidio era stato l’esecutore materiale del delitto, Antonio Lembo, reo confesso. Matteo Mendola fu ucciso la sera del 4 aprile del 2017 nei boschi in frazione San Giorgio di Pombia con due proiettili, poi colpito una dozzina di volte con il calcio della pistola e infine con una batteria d’auto.

 

 

Il suo corpo, abbandonato nei pressi di una fabbrica dismessa, fu trovato casualmente da un pensionato la mattina successiva. Per quel delitto furono arrestate dai carabinieri di Novara, in tre momenti diversi, tre persone. Due di loro, Antonio Lembo, esecutore materiale, e Angelo Mancino, ovvero colui che quella sera era con lui e Mendola nei boschi di Pombia, sono stati condannati in primo grado con rito abbreviato a 30 anni di reclusione (entrambi in attesa della fissazione dell’appello).

Per l’imprenditore, che ha sempre respinto ogni addebito (“sono innocente – aveva detto davanti alla Corte – Cosa potevo averci io con questo ragazzo?”), il pubblico ministero aveva chiesto la condanna all’ergastolo. “Abbiamo un dichiarante che si è auto accusato e che ha accusato altri – aveva sostenuto nella requisitoria il pm Mario Andrigo – Lembo non aveva alcun motivo per accusare falsamente Cauchi”. I difensori, avvocati Flavio Sinatra e Cosimo Palumbo, al termine di lunghe arringhe, avevano chiesto l’assoluzione, quantomeno ai sensi del secondo comma (la vecchia insufficienza di prove) in quanto ci sarebbero solo le dichiarazioni di Lembo ritenute dai due difensori inattendibili e non riscontrabili.

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