Cronaca

Cresce la preoccupazione per Ahmadreza Djalali

Dopo la morte in carcere in circostanze non chiare di un esponente ambientalista, si teme per la sorte del ricercatore novarese di adozione

Crescono le preoccupazioni sulla sorte del ricercatore Ahmadreza Djalali, l’ex collaboratore del centro novarese di Medicina dei Disastri dell’Università del Piemonte Orientale condannato a morte per spionaggio.

«L’associazione Nessuno tocchi Caino, di fronte alla notizia di un’altra morte in carcere, ribadisce l’appello al Governo italiano e all’Unione Europea, di assumere un’iniziativa nei confronti dell’Iran dove è a rischio di esecuzione anche Djalali e continua la repressione dei manifestanti», si legge in una nota.

L’accenno ad un’altra morte fa riferimento al caso del noto ambientalista iraniano Kavous Seyed Emami morto mentre si trovava nella prigione di Evin in Iran.

«Questo è un sistema carcerario fuori controllo e un sistema giudiziario colluso attivamente per coprirlo», ha dichiarato Hadi Ghaemi, direttore esecutivo del Centro per i Diritti Umani dell’Iran. Seyed Emami era uno dei fondatori della Fondazione per il Patrimonio Ambientale Persiano. Ghaemi ha richiesto che venga eseguita un’autopsia in maniera trasparente, mentre il portavoce di Amnesty International per il Medio Oriente e il Nord Africa, Yesamin Alttahir, avrebbe sostenuto la richiesta dell’apertura di un’inchiesta indipendente sulla morte dell’ambientalista iraniano.

Resta la preoccupazione per le condizioni di Ahmadreza Djalali, del quale non ci sono più notizie.

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