Cronaca In città

Coccia, i numeri del bilancio ai raggi X

La relazione inviata la vigilia di Natale dalla Corte dei Conti ricostruisce in modo molto eloquente quanto é accaduto alla Fondazione negli ultimi anni

Ormai è chiaro a tutti che nella complicata partita a scacchi che da mesi tiene il centro del palcoscenico del Teatro Coccia ogni giocatore mette in campo una “narrazione” a proprio uso e consumo; ciascuno dei contendenti propone una trama scritta per dimostrare la propria tesi. È cosi che ormai su ogni dettaglio convivono più verità.
C’è una sola cosa che taglia di traverso le ricostruzioni confezionate “ad usum delphini”, e restituisce anche al pubblico sempre più sconcertato una sola verità, quella dei fatti. Questa cartina di tornasole sono i numeri.
Perché, al di la di interpretazioni e sofismi, solo i numeri dicono con disarmante semplicità cosa è accaduto davvero.
A mettere a disposizione una serie assai eloquente di numeri a tutti coloro che vogliono capire fino in fondo ciò che davvero é accaduto al Coccia é un documento che in queste ultime 48 ore é stato molto evocato ma che nessuno ha avuto modo di analizzare.   Si tratta della relazione inviata al Comune di Novara dalla sezione regionale della Corte dei Conti. Una sorta di minuziosa radiografia dei bilanci di Palazzo Cabrino che comprende anche una analisi molto dettagliata della situazione della Fondazione Teatro Coccia.

La relazione, che al momento non é stata ancora messa a disposizione dei consiglieri comunali, é arrivata tramite Pec alla segreteria generale del comune di Novara nel pomeriggio della vigilia di Natale. Complici le feste, l’email é stata aperta il 27 dicembre e il contenuto consegnato ai due destinatari principali, il presidente del consiglio comunale Gerry Murante e il sindaco Alessandro Canelli.

Il capitolo della relazione dedicato alla Fondazione Coccia ricostruisce in modo sintetico ma preciso le vicende dell’Ente, dalla nascita nel 2004, attraverso le varie trasformazioni, fino agli anni più recenti. E, soprattutto, elenca i risultati di gestione degli ultimi 5 anni.

Si comincia con l’esercizio 2013, il primo gestito nel ruolo di direttore da Renata Rapetti, che la giunta Ballaré aveva chiamato a Novara per risanare un teatro ereditato dalla gestione precedente con un “buco” colossale, quantificato in oltre 1 milione e 800 mila euro. Ebbene nell’esercizio si chiude con un utile “simbolico” di 45 euro, cioè un sostanziale pareggio.

L’anno successivo, il 2014, é quello della modifica dello statuto, della patrimonializzazione della Fondazione attraverso il conferimento dell’immobile del teatro e su una porzione del Broletto. Dal punto di vista del bilancio questo passaggio comporta l’iscrizione a passivo di una quota di ammortamento di 485.690 euro. Una posta figurativa ma che determinerà da qui in avanti una rilevante conseguenza contabile. E contestualmente alla operazione di patrimonializzazione, la Fondazione accende un mutuo per sanare progressivamente le perdite della gestione Pesta. Il mutuo genera una rata annuale di circa 200.000 euro, che grava sui costi generali. Ecco quindi che il risultato di esercizio 2014 assume un segno meno e diventa negativo per 377.349. Ma basta una semplice operazione matematica per capire che la gestione caratteristica, cioè il risultato dell’equilibrio tra costi e ricavi, é chiaramente attiva, tanto da “assorbire” anche una parte dell’ammortanento e della rata del mutuo.

Va in maniera analoga anche l’esercizio 2015, l’ ultimo gestito per intero dal binomio giunta Ballaré-Renata Rapetti: il passivo é di 424.985, ma con un delta positivo tra costi e ricavi di gestione.

Nel giugno 2016 le elezioni segnano il cambio di amministrazione e l’avvento della giunta Canelli, che, pur mantenendo Rapetti alla direzione, cambia nei mesi successivi il consiglio di amministrazione affidando a Carmen Manfredda la presidenza. Quell’anno di transizione vede un bilancio passivo per 699.714 euro, che denuncia per la prima volta un disavanzo nel rapporto tra costi e ricavi, a prescindere dal solito ammortamento e dal mutuo. Va in maniera più o meno analoga nel 2017, con un passivo di 567.079.

La relazione non riporta ovviamente il risultato del 2018, visto che il bilancio non é stato ancora approvato. Proprio su questo bilancio si sono inseguite voci catastrofiche, peraltro non smentite e per la verità confermate in via confidenziale da fonti autorevoli in municipio, che parlano di un passivo complessivo di 800.000 euro.

Numeri che parlano. E non a caso la Corte dei Conti chiede nella sua relazione di avere risposte chiare sui piani di rientro. Numeri che raccontano una storia inoppugnabile e univoca, al di là delle tante verità che sono emerse in questi mesi. Un punto fermo sul quale non si potrà che riflettere per chiarire responsabilità e meriti e soprattutto per provare a preservare un futuro meno nebuloso per il teatro Coccia.

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