Cronaca In città

Coccia, dalla commissione un altro nulla di fatto

Nel corso della riunione a porte chiuse è stata offerta una ennesima ricostruzione della cronaca degli ultimi mesi, con alcuni particolari inediti, ma nessuna concreta via d'uscita. Nemmeno la successiva riunione dei capigruppo ha trovato un accordo

L’ennesimo capitolo sulla vicenda del Teatro Coccia è stato scritto questa mattina durante la terza commissione consigliare. Una seduta a porte chiuse che, però, ha fatto trapelare una serie di informazioni, alcune già note, altre finora sconosciute, ma senza portare a qualcosa di concreto.

Ancora una volta, infatti,  è stato ripercorso l’iter dalla manifestazione di interesse per la nomina del nuovo direttore a oggi, citando la seduta del CdA in cui era stato designato Antonio Calbi prima della sua rinuncia. Un elemento nuovo è emerso proprio sul nome del direttore del Teatro di Roma: secondo quanto riportato dalla presidente della Fondazione, Carmen Manfredda, il sindaco Alessandro Canelli, con il direttore generale del Comune, Roberto Moriondo, aveva incontrato Calbi proponendogli, oltre al posto di direttore del Coccia, anche quello di direttore della Fondazione Castello stipulando una convenzione tra le due fondazioni. Una notizia che lo stesso primo cittadino ha confermato, ma parlando di un incontro informale, comunque andato a vuoto in seguito al rifiuto di Calbi. Un no che sarebbe stato dettato non solo da questioni economiche e da altre offerte non compatibili, ma anche dalle notizie che ormai da mesi ruotano intorno al Coccia e che hanno avuto una risonanza nazionale.

Il dato davvero preoccupante, però, è emerso in tema di finanziamenti: è stato confermata l’assenza di erogazioni dalla Fondazione Crt, mentre da parte della Fondazione Bpn, unico socio sostenitore aderente, il contributo è sceso da 200 mila a 50 mila euro. Se è vero, infatti, che il sussidio del Fondo unico ministeriale ha messo al sicuro la stagione lirico sinfonica, ora l’attenzione  si pone sulla stagione di prosa e balletto, a quanto risulta ala Voce già completata nella sua programmazione, ma ancora da sottoporre al vaglio del CdA.

Detti e non detti, dunque. Situazioni spinose, accuse reciproche, circostante ancora poco chiare in un clima davvero poco rassicurante. Insomma, una dichiarazione di guerra. Questa è la stata l’assemblea di questa mattina.

Una seduta che, secondo le opinioni di chi ha partecipato, a poco è servita, se non ad acuire ancora di più i rapporti, già da tempo incrinati, tra il sindaco e la presidente della Fondazione. Una commissione che ha cercato di far luce su alcuni punti finora oscuri, ma che di fatto ha segnato un punto di non ritorno su una vicenda ormai logora che rischia di trascinare nel baratro anche quello che di buono è rimasto: l’attività teatrale che non può permettersi di essere soffocata da eventi che ormai con un teatro hanno ben poco a che fare.

«C’è una situazione di grande tensione, di tutti contro tutti  – commenta il capogruppo del Pd in consiglio comunale, Andrea Ballarè – che vede il sindaco e il consiglio di amministrazione della Fondazione protagonisti di una guerra globale. Questa situazione di crisi e confusione determina un immobilismo del teatro; a differenza di quello che hanno fatto altri in passato di fronte a decisioni importanti per la città, noi non andremo mai contro il Coccia perchè abbiamo a cuore Novara e il teatro che noi abbiamo risollevato dal buco nero del fallimento. È chiaro, però, che non possiamo tirarci indietro dal punto di vista politico: il colpevole di tutta questa situazione è il sindaco perchè è lui che nomina il presidente della Fondazione, lui ha la colpa politica e lui deve rimediare; poi noi gli daremo tutto l’appoggio necessario in modo che il Coccia torni a essere il punto di riferimento della cultura novarese, ma è  lui che deve prendersi questa responsabilità politica davanti a tutta la città».

Anche la riunione dei capigruppo che si è svolta a fine giornata si è conclusa con un nulla di fatto: il tentativo di escogitare una soluzione politica alla vicenda non ha trovato un accordo tra le parti. E la partita, ancora una volta, resta aperta.

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