Cronaca In città

Clamoroso: la Fondazione Teatro Coccia verso il commissariamento

La Prefettura ha richiesto una serie di documenti dopo la seduta del CdA che ha nuovamente sfiduciato la presidente Manfredda. E potrebbe nominare un commissario per approvare il bilancio 2018 e sbloccare la situazione. Intanto emergono nuove indiscrezioni sull'andamento dei conti che sarebbero in profondo rosso

C’è una svolta clamorosa alle porte nell’interminabile vicenda della Fondazione Teatro Coccia: la Prefettura di Novara, che è l’organo preposto per legge alla vigilanza sull’attività delle Fondazioni starebbe preparando un provvedimento di commissariamento dell’Ente, rimuovendo di fatto la presidente Carmen Manfredda.

L’azione della Prefettura avrebbe preso origine dall’ultima seduta del Consiglio di Amministrazione, quella del 22 dicembre, nel corso del quale quattro consiglieri (Mario Monteverde, Stefano Bottacchi, Pietro Boroli e Mariella Enoc) hanno nuovamente sfiduciato la presidente e hanno di fatto annunciato l’astensione da qualunque atto fino a quando la stessa presidente non si fosse fatta da parte. A cominciare dall’approvazione del bilancio 2018.

L’intenzione della Prefettura, a quanto risulta alla Voce, sarebbe quella di fare riferimento al disposto dell’articolo 25 del Codice Civile che prevede la possibilità di rimozione degli amministratori e la nomina di un commissario straordinario «quando le disposizioni contenute nell’atto di fondazione non possono attuarsi». E questa sarebbe esattamente lo stato della Fondazione Teatro Coccia dopo la presa di posizione dei quattro consiglieri “ribelli”.

Ancora difficili da definire i tempi, ma il percorso sembra ormai segnato, e conduce inesorabilmente allo showdown finale.

Del resto sono ormai sempre più insistenti le voci che descrivono con grande preoccupazione lo stato dei conti della Fondazione, quei conti che la presidente Manfredda avrebbe dovuto documentare nella relazione semestrale al consiglio comunale, mai arrivata a destinazione. Conti da far venire i brividi, se corrispondesse al vero l’indiscrezione che quantifica in poco meno di 800.000 euro il “buco” nella cosiddetta “gestione caratteristica” del 2018, al netto della quota di ammortamento del mutuo stipulato nel 2014 per coprire le perdite ereditate dalla gestione precedente. Una voragine che certamente dipende in larga parte dalla riduzione dei contributi percepiti dalle fondazioni (Fondazione BpN e Fondazione Crt) e dalla Regione, oltre al ridimensionamento delle donazioni Art Bonus, ma che sembra denunciare una rilevantissima contrazione dei ricavi. Se queste cifre fossero confermate, vorrebbe dire che la perdita è sostanzialmente raddoppiata rispetto al 2015, quando l’esercizio si chiuse con uno sbilancio di circa 420.000 euro.

 

Un’altra ragione di preoccupazione, come è stato confermato durante la recente riunione della terza commissione consiliare a Palazzo Cabrino dalla direttrice Corinne Baroni,  è il crescere della situazione debitoria nei confronti dei fornitori, cioè degli artisti che hanno lavorato per il teatro. Secondo quanto risulta alla Voce, questi debiti ammonterebbero per il solo 2018 a circa 350.000 euro. E come tutti sanno, la fama di teatro che non paga rende difficile stipulare contratti e organizzare serenamente un cartellone artistico.

Proprio sul tema dei conti della Fondazione, c’è poi da meno di una settimana un altro elemento che si annuncia foriero di nuove tempeste.  Perchè lo scorso 28 dicembre la giunta comunale ha approvato lo schema della nuova convenzione tra Comune e Coccia. Un documento che definisce tutta una serie di obblighi da parte della Fondazione, alcuni dei quali non potranno che essere motivo di grattacapi non irrilevanti, a cominciare dalla gestione degli spazi della Caffetteria del Broletto che sono dal 2014 parte del patrimonio conferito in usufrutto alla Fondazione. Ma al di là di questi aspetti, c’è un passaggio,  fissato nell’articolo 3 comma 3 della convenzione che prevede che «Nella relazione annuale (della Fondazione – ndr) dovranno essere indicate le modalità per la copertura delle perdite pregresse».  Una sorta di bomba al plastico che assumerà ancora maggior rilevanza nel momento in cui fossero confermate le cifre del disavanzo di cui si diceva.

Su questo scenario molto preoccupante per le sorti del Teatro novarese, inutile cercare conferme ufficiali dal sindaco Canelli, che già da qualche tempo preferisce non apparire con un ruolo da protagonista in questa “infinity war” e che, per esempio, non ha partecipato alla recente seduta della Terza Commissione.  È però chiaro che , soprattutto dopo una eventuale uscita di scena della presidente Manfredda, la palla tornerebbe nel suo campo. E allora sarebbe tempo di valutazioni, attribuzioni di responsabilità, e sopratutto di un nuova iniziativa concreta per salvare il teatro.

Ma di tutto questo si parlerà a suo tempo. Per ora tutti sono in attesa delle mosse del Prefetto.

  1. cecco ferrari-ardicini

    è arrivato il tempo della ” bestia trionfante” la vera arte muore

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