Cronaca In città

Cim, Rfi incontra Comune e Regione: «Si prosegue con la progettazione del Boschetto»

Ma dal Comitato per Pernate arriva l'ennesima esortazione all'amministrazione comunale di Novara: «Riconversione delle centinaia di migliaia di metri quadrati di Sant’Agabio e dei terreni a uso agricolo delle aree T3b»

Incontro a Roma tra il sindaco di Novara Alessandro Canelli, l’assessore regionale ai Trasporti e alle infrastrutture Marco Gabusi e l’amministratore delegato di RFI Maurizio Gentile sullo sviluppo del Centro intermodale merci. L’uscita di Comune di Novara e Regione e dalle quote societarie di Cim  non ha compromesso la strategicità dell’interporto novarese in relazione al sistema di trasporti regionale, specie alla luce della volontà di Hupac, nuovo socio di maggioranza, di investire e sviluppare ulteriormente l’area.

 

 

L’ad di RFI ha, inoltre, rassicurato sull’avanzamento delle progettualità e degli investimenti sulle infrastrutture. In particolare, Gentile ha evidenziato come si stia avviando la progettazione con successiva realizzazione del Parco Ferroviario interno al Boschetto; RFI procederà anche nell’obiettivo di rafforzamento dell’autostrada viaggiante con spostamento del terminale in un ambito più funzionale. Di conseguenza, è prevista la riqualificazione dei fasci ferroviari di proprietà di RFI con la realizzazione di binari di lunghezza 750 metri, idonei alla movimentazione dei treni di nuova generazione.

Infine RFI ha ribadito l’importanza per la città di Novara di avere opere stradali che vadano a compensare i lavori previsti e per un approccio più razionale alla viabilità locale, specie tra corso Risorgimento e corso della Vittoria, passando per la zona di Veveri che sarà interessata dall’attraversamento del varco ferroviario.

Contestualmente all’incontro, il Comitato per Pernate (che da anni si batte per la tutela dei terreni agricoli situati nei pressi dell’interporto i quali erano stati trasformati in edificabili in previsione di un piano di iniziativa pubblica che prevedeva l’ampliamento del Cim verso il quartiere) esorta l’amministrazione cittadina a impegnarsi pubblicamente nell’escludere, per le aree di sviluppo logistico di Pernate, lo strumento urbanistico della variante minore: «Attraverso la privatizzazione de facto del Cim è cessata conseguentemente la pubblica utilità. In questi anni si è assistito a una variazione delle modalità di gestione dell’interporto che non prevede più lo scambio esclusivo gomma-ferro, ma l’ipotetica realizzazione di capannoni da affittare per uso logistico promiscuo. Tale orientamento sta consumando voracemente il suolo agricolo e sta spianando la strada alla speculazione immobiliare più opaca e rischiosa possibile se consideriamo che l’offerta privata limitrofa ha quasi saturato la domanda attuale».

Secondo il Comitato, la cementificazione, che determinerebbe inevitabilmente un aggravio degli scarichi su una rete fognaria sottodimensionata, porterebbe a ingenti costi per la cittadinanza futura. Anche la qualità della vita andrebbe a risentirne come già sottolineato dalla lettera dei medici della frazione, sottoposta alla fase istruttoria della Variante Generale del 2003/2004.

Trova, invece, l’accordo dei membri del Comitato la riconversione delle centinaia di migliaia di metri quadrati, ad oggi inutilizzati, nel quartiere di Sant’Agabio: «Tali aree – proseguono – sono già asservite di tutte le infrastrutture e sottoservizi (rete fognaria, rete idrica, rete elettrica,rete dati e viabilità, ecc.) che un insediamento produttivo richiede e che andrebbero invece realizzate onerosamente in un terreno vergine. Riutilizzare e riqualificare tali aree, come si è già cominciato a fare in Via Visconti, significherebbe ridare ricchezza e decoro a un quartiere che oggi mostra diverse zone di degrado.

La strada da seguire, secondo il Comitato per Pernate, coinvolgerebbe anche la riconversione totale a uso agricolo delle aree T3b «in quanto – concludono – risulta inconciliabile o estremamente oneroso ottemperare agli obblighi prescritti dalla Regione Piemonte sull’area e realizzare insieme un insediamento logistico di quelle dimensioni. Aggirare tali paletti già posti con una variante minore certamente esporrebbe il fianco a ricorsi legali. Meglio sarebbe, in tal caso, riconsiderare completamente l’opera partendo da una concertazione proattiva con la cittadinanza che vive il territorio. Non va dimenticato infatti come tali infrastrutture, negli ultimi anni, abbiano sottratto ingenti spazi all’agricoltura novarese causando danni economici a un tessuto produttivo fatto di piccole e medie imprese la cui produzione risicola e maidicola rappresenta una eccellenza da proteggere».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Consigliati