Cronaca In città

Cgil contro il presidio di Casa Pound: «Fronte comune per arginare il fenomeno»

Sabato 6 aprile la sezione novarese del movimento era scesa il piazza «contro il rinnovo del bando di concorso per il finanziamento alle strutture di accoglienza»

Casapound scende in piazza «contro il rinnovo  – dicono gli organizzatori – del bando di concorso per il finanziamento alle strutture di accoglienza in provincia di Novara. Strutture che lucrano su questo business che devono essere chiuse e smantellate».

È successo nel pomeriggio di sabato 6 aprile in piazza Matteotti: megafono, striscioni, bandiere e cori da stadio che hanno indispettito non pochi cittadini e provocato la reazione della Cgil: «Alla luce del presidio di sabato scorso – sostiene Attilio Fasulo della segreteria Cgil Novara Vco – non possiamo che dirci preoccupati e amareggiati. Nonostante il numero esiguo di manifestanti la nostra preoccupazione è legata, oltre alla natura stessa dell’organizzazione ed ai messaggi che essa diffonde, alla presenza di manifestanti di giovane età, in particolare giovani donne, per la cultura patriarcale e maschista che l’organizzazione promuove. Sentiamo forte l’urgenza che tutte le forze democratiche e antifasciste, costituiscano un fronte comune, per arginare tale fenomeno, un vero e più solido Comitato Mai più fascismi, condiviso e voluto da tutte le parti della società civile».

Anche, e soprattutto, per i motivi della manifestazione: «Ci amareggia infine – conclude Fasulo – la tematica su cui verteva il presidio: il rinnovo della procedura di gara per l’affidamento del servizio di accoglienza dei richiedenti protezione internazionale da parte della Prefettura; l’ennesimo utilizzo strumentale del tema dei migranti ed in particolare, appunto, dell’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale. Tema che ancora una volta viene utilizzato come pretesto per una propaganda razzista e xenofoba, con il bieco intento di aumentare le tensioni sociali e di proporre alla cittadinanza una visione distorta della realtà, dal momento che la nuova procedura di gara, a seguito dell’entrata in vigore del DDL Sicurezza, prevede un ridimensionamento del numero delle persone accolte ed inoltre minori risorse destinate alla stessa accoglienza. Ciò che dovrebbe causare allarmismo pertanto, a nostro parere, è che, alla luce della riduzione delle risorse destinate all’accoglienza dei migranti, verranno meno i percorsi d’integrazione per essi ed inoltre saranno a rischio posti di lavoro e retribuzioni per i lavoratori impiegati nell’accoglienza».

 

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