Cronaca Politica

C’erano una volta le sedi dei partiti politici…

L'attuale situazione dei maggiori movimenti nella città di Novara tra chi è stato costretto a tirare giù la serranda e chi, invece, in questo momento può contare su un ottimo autofinanziamento

Tempi che cambiano. C’erano una volta le sedi dei partiti politici. Nei capoluoghi di provincia (e non solo) volevano essere la riproposizione, magari in scala ridotta, di quelle presenti nella capitale. A Novara, non occorre avere troppi capelli bianchi per ricordare “Casa Matteotti”, storica sede Socialista in largo Buscaglia, che oggi, dopo una ricostruzione che le ha quantomeno permesso di conservare le linee architettoniche originali, ospita una struttura alberghiera.

E poi la sede della Democrazia Cristiana in corso Cavallotti e, non ultima, quella del Pci in via Tornielli, che qualcuno aveva ribattezzato le “Botteghe Oscure novaresi”. Proprio all’interno di quell’austero palazzo una trentina di anni fa (giorno più, giorno meno) i “compagni” si apprestavano a vivere quel lungo travaglio che, dalla caduta del Muro di Berlino alla occhettiana “svolta della Bolognina”, avrebbe portato alla nascita del Pds, poi Ds e infine del Pd.
La fine della cosiddetta Prima Repubblica, oltre a mutare lo scenario politico nazionale, ha proposto un modo diverso di militanza. Meno risorse, partiti più o meno forzatamente “leggeri”, segretari e tesorieri costretti a far quadrare bilanci sempre più miseri. E sedi ridotte a poco più di un ufficio.

 

 

È di queste settimane la notizia della chiusura della sede dei “dem” di via Alcarotti. Scaduto il contratto il 30 giugno scorso, come ha spiegato Luigi Martinoli, attuale “reggente” del partito in vista dell’annunciato congresso, «stiamo adempiendo a tutte le formalità burocratiche per trasferirci in piazza Cavour, dove avremo a disposizione locali che ci ha messo a disposizione la famiglia Allegra-Guglianetti». Poiché, ci ha tenuto a precisare Martinoli, «si tratterà di un comodato gratuito dunque vogliamo seguire tutte le procedure previste in maniera chiara e trasparente».

Da questo punto di vista, dal Pd a Forza Italia il passo è breve. Così anche gli “azzurri”, a solo un anno dal vernissage della sede di via De Amicis, a due passi dalla chiesa di Sant’Agabio, si sono visti nella necessità di abbassare la serranda. «Scelta dolorosa ma inevitabile – ha detto il commissario provinciale di FI, Gaudenzio Ferrandi – per ragioni di natura economica, perché tutte le spese gravavano sulle spalle nel nostro parlamentare, Diego Sozzani, che già versa una parte delle sue entrate sia al “nazionale” che al “regionale”. E poi di natura pratica, visto che i locali erano sottoutilizzati». E adesso? «Per ora proseguiremo senza, poi prima della fine dell’anno vedremo…».

Da una forza politica come il Movimento 5 Stelle, che da sempre ha rinunciato ad avere una sede, preferendo farsi “ospitare” di volta in volta in occasione di qualche iniziativa nei locali degli ex CdQ, ad altre due le cui “case” funzionano. È il caso della Lega, che può permettersi oggi, grazie alle contribuzioni degli eletti nelle varie cariche istituzionali, di mantenere l’elegante sede di viale Dante: «Non nascondo – ha ammesso Mauro Franzinelli, oggi componente dello staff del sindaco Canelli – che in passato abbiamo attraversato qualche difficoltà, ma le capacità di un partito si vedono quando si riesce a stare a galla con poco».

Analisi condivisa dal senatore di Fratelli d’Italia, Gaetano Nastri: «Da un paio d’anni disponiamo di una sede in via Frasconi, mantenuta grazie ai contributi degli iscritti e di chi ricopre incarichi come me. Del resto tutta la nostra attività politica è autofinanziata. Non ci vedo nulla di strano, dovrebbe essere così per tutti».

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