Cronaca In città

Caselli: «La mafia si nutre di corruzione»

Il magistrato è intervenuto mercoledì sera a Novara in occasione del decennale di "Libera"

L’accoglienza calorosa del teatro all’interno dell’Istituto dei Salesiani è tutta per Gian Carlo Caselli.

Alessandrino di nascita, una vita trascorsa presso il tribunale di Torino sino a diventarne negli anni Ottanta uomo di punta nella lotta contro la lotta armata e il terrorismo rosso. Da lì poi il grande salto nel capoluogo siciliano, dove inizia un nuovo percorso di lotta senza quartiere contro la mafia: sono i cruciali anni Novanta, proprio all’indomani delle stragi mafiose in cui furono assassinati i giudici Falcone e Borsellino. Sotto la sua guida, lo Stato è riuscito ad assestare colpi duri contro Cosa Nostra, portando ampi settore della società a ribellarsi sempre di più al regime malavitoso.

«La mafia ha la propria spina dorsale nei rapporti con la con la classe politica: senza l’appoggio della politica ogni organizzazione mafiosa s’indebolisce fino a essere sconfitta», è il ragionamento di Caselli, divenuto rapidamente uno dei maggiori simboli nazionali dell’antimafia, che ripercorre con fermezza i molti risultati raggiunti negli anni e i tanti passi ancora da compiere. L’occasione, il decimo compleanno dell’associazione “Libera” all’ombra di San Gaudenzio, si trasforma ben presto in una ampia riflessione collettiva sui temi della legalità e dell’impegno civico. «La stessa Libera – sottolinea l’ex magistrato – è il miglior esempio di anticorpo della società contro le mafie: la chiave del suo successo sta nell’organizzazione permanente e diffusa».

Sulla stessa lunghezza d’onda il coordinatore provinciale di Libera, Ryan Coretta: «Il compito di Libera, grazie a tutte le associazioni e le singole persone che ne fanno parte, è far emergere una società che si ribella alle logiche mafiose». Apprezzato dalla composita platea anche l’intervento del consigliere regionale Domenico Rossi, già coordinatore provinciale della stessa Libera Novara: «L’anno 2010 – ricorda Rossi ripercorrendo il drammatico omicidio Marcoli nella nota cava romentinese – è stato il momento di svolta: da quel momento l’opinione pubblica novarese e le stesse istituzioni sono divenute più sensibili e attente alla lotta contro le mafie».

«La corruzione – chiosa Caselli – è il vero e proprio brodo di coltura del fenomeno mafioso e come tale ogni atto di corruzione è un gravissimo danno al tessuto civile e democratico del Paese».

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