Cronaca Giudiziaria
tribunale il caldo

Casa a luci rosse, donna cinese a processo per favoreggiamento

Tra i testi ascoltati in aula anche un novarese: «Andavo una volta a settimana, non c'era una tariffa. L'ho poi assunta come badante per mia mamma e si è rivelata un'ottima dama di compagnia»

Casa a luci rosse, donna cinese a processo per favoreggiamento. Per l’accusa avrebbe organizzato incontri a luci rosse in un appartamento alla periferia di Novara, una delle tante case “hard” scoperte dai carabinieri nell’estate del 2015 quando, dopo la chiusura di tutti i centri massaggi orientali presenti in città, la prostituzione si era trasferita nelle case.

A processo, con l’accusa di favoreggiamento della prostituzione, una donna cinese di 54 anni. «Stavamo facendo accertamenti sugli appartamenti nei quali, presumibilmente si esercitava la prostituzione – ha detto in aula uno dei militari impegnati all’epoca nelle indagini – Tutto è partito da un’inserzione apparsa su un giornale e di annunci in internet nei quali si pubblicizzava un’attività di massaggi» e di incontri con un tal “Maria”.

 

 

Forse fu proprio il nome italiano ad attirare l’attenzione. «Contattammo il numero indicato nell’inserzione. Al telefono – ha aggiunto un altro carabiniere – rispose una donna orientale (per l’accusa la 54enne cinese) che ci confermò che si poteva prenotare un appuntamento».

Furono avviate anche indagini, inizialmente basate su servizi di appostamento e di osservazione, dai quali emerse che in quell’alloggio c’era un via vai piuttosto consistente di persone e che in casa ruotavano almeno tre donne, compresa l’imputata. Il blitz scattò a metà luglio quando i carabinieri entrarono nell’alloggio e sequestrarono denaro, materiale riconducibile all’attività e due cellulari.

Tra i testi ascoltati in aula anche un novarese. «Andavo almeno una volta alla settimana; non c’era una tariffa, ma io lasciavo sempre qualcosa, lei aveva bisogno e io l’aiutavo». Il rapporto tra i due, il novarese e la cinese, poi era diventato d’amicizia al punto che lui l’aveva assunta come badante per la madre «e poi si è rivelata essere un’ottima dama di compagnia». Si torna in aula il prossimo 7 giugno per la discussione.

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