Cronaca Giudiziaria

Botte e insulti a moglie e figlia, il pm chiede un anno e 4 mesi

Ma secondo la testimonianza del figlio: «Litigavano spesso ma botte no. Non ho mai assistito a scene di violenza». Sentenza il 20 giugno

Lo aveva denunciato la moglie e la figlia, ascoltata, aveva dipinto anche lei, per la sua parte, uno spaccato di vita familiare improntato a un clima di timore e di paura che quell’uomo, marito e padre, con il suo atteggiamento aveva instaurato in casa.

«Hanno esagerato – ha detto il figlio davanti ai giudici – Litigavano spesso ma botte no. Non ho mai assistito a scene di violenza; qualche sberla magari, quando mia sorella sgarrava, anch’io, che ero un po’ ribelle, qualche schiaffo l’ho preso. Ma è normale. Gli insulti poi erano reciproci, sia mio padre che mia madre sono un po’ particolari, si arrabbiano per niente e mia sorella ha il vizio di alzare spesso la voce. Quando litigavano, per qualsiasi cosa anche la più banale, andavano poi a tirar fuori anche cose vecchie e il litigio si accendeva. Quando in casa scoppiavano quelle liti io preferivo andarmene, non volevo assistere. So che sono venuti alle mani, in mia presenza, tre volte, una in Marocco e due qui. Mia sorella non è mai stata “aggredita”, veniva rimproverata, questo si, ma da mio padre come da mia madre. E mia madre non è comunque una persona che si fa mettere i piedi in testa».

La donna, quando aveva denunciato il marito (i due di fatto vivevano come separati in casa pur abitando ancora sotto lo stesso tetto, ndr) aveva riferito non solo di botte e umiliazioni ma anche di condizioni di vita particolari, costretta «a chiudersi a chiave di notte in camera da letto».

«No – ha rimarcato il figlio – La porta della sua camera da letto è sempre chiusa a chiave, non so perché ma da sempre mia mamma chiude la porta, sia quando lei va a dormire ma anche durante il giorno. Quando rientro dal lavoro, ad esempio, e devo andare a fare la doccia, lei mi segue e chiude la porta della camera. Anche adesso che mio papà non vive più con noi la porta è chiusa a chiave».

La donna aveva anche riferito che il marito non procurava la spesa. «Faceva lui la spesa – ha sostenuto il figlio – così come provvedeva a pagare le bollette. Solo che quando andava a fare la spesa o sbagliava o comprava troppo e mia mamma si arrabbiava e ricominciavano a litigare». Per il pubblico ministero nessun dubbio e per l’uomo, marocchino sessantenne, ha chiesto la condanna a 1 anno e 4 mesi. Sentenza il prossimo 20 giugno.

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