Ambiente Cronaca In città

Bike sharing: un’occasione persa da più di 400.000 euro

Questa la cifra spesa fra il 2006 e il 2015 dalle amministrazioni comunali per la gestione. Moscatelli: «Servizio non sostenibile, anche per colpa di atti vandalici, va ripensato con un'organizzazione diversa». Ed ecco cosa succede nel resto del Piemonte

Novara dice addio al progetto Bicincittà. Da venerdì 2 febbraio è iniziata la rimozione degli stalli, ormai deserti da mesi: per primi sono stati rimossi quelli davanti al municipio, poi si è passati a quelli di piazza Garibaldi e «progressivamente toccherà a tutte le altre postazioni presenti in città», spiega l’assessore alla Mobilità Silvana Moscatelli, che assicura: «Non stiamo dicendo addio al bike sharing, ma bisogna individuare un sistema di gestione più efficiente, come ad esempio un deposito coperto, sul retro della stazione, in cui potranno essere custodite anche le altre biciclette dei pendolari. Quello che stiamo andando a smantellare non era sostenibile: troppo costoso e troppi atti vandalici».

Dopo la rimozione. L’assessore Moscatelli annuncia: in arrivo nuovi stalli per la sosta dei ciclisti

Proviamo a fare i conti in tasca
Provando a fare i conti in tasca al progetto, si può dire che si tratta di un’occasione persa da più di 410.000 euro di denaro pubblico, spesi fra il 2006 e il 2015. Bicincittà partì nel 2006, sotto la giunta Giordano, in forma sperimentale con 2 postazioni davanti a municipio e stazione ferroviaria, per un totale di 22 colonnine e 15 biciclette. Prima della fine dell’anno arrivarono dei finanziamenti da 324.420 euro da ministero dell’Ambiente, Regione e Provincia, che portarono a 7 le postazioni attive nel 2007, a 11 nel 2010 e successivamente a 14. Il progetto si amplia, ma nel 2011 viene accantonato. Nel 2012 la giunta Ballarè prova a rilanciarlo: delle 90 biciclette originarie, ne era rimasta solo una decina e ne vengono acquistate altre 70 a 18.000 euro. Ogni veicolo costa quindi circa 258 euro. La gestione passa dalla Pro loco alla Sun, a cui il Comune versa 68.000 euro fra il 2012 e il 2014. Secondo gli addetti ai lavori l’operazione non era andata in perdita solo perché la società dei trasporti aveva dei furgoni propri per andare a recuperare i mezzi rubati e perché dispone dell’officina per i bus, in cui effettuare le riparazioni ai tantissimi atti vandalici e predatori che i mezzi a due ruote continuano a subire. Peraltro era più facile individuare gli autori dei furti, piuttosto che quelli degli atti vandalici, perché i primi potevano essere individuati tramite le tessere magnetiche per il prelievo, essendo gli ultimi utenti rilevati. I danni, invece, potevano essere anche stati commessi sulle bici in sosta sugli stalli. Il servizio viene proposto a costi minimi per gli utenti: l’abbonamento costava (tariffario entrato in vigore a gennaio 2013) 3 euro al giorno, 13 euro al mese e 20 quello annuale; inoltre per l’utilizzo, la prima mezz’ora era gratis, 50 centesimi per l’uso fra 60 e 90 minuti, 1 euro per ogni ora successiva.
L’unico intervento che non peserà sulle tasche dei cittadini è la rimozione: «Da tempo – spiega Moscatelli – i manufatti erano completamente inutilizzati e in condizioni di abbandono. Ringraziamo pertanto Assa per aver provveduto a questo intervento, effettuato a titolo gratuito, a favore del decoro urbano».

Cosa succede nelle altre città
Se Novara archivia Bicinicittà come un progetto fallimentare, Vercelli invece ha scelto di rilanciarlo nel marzo dell’anno scorso, reinserendosi in un circuito di cui fanno parte molti altri Comuni piemontesi, in cui è possibile usare la tessera Bip: Biella, Alba, Chivasso, Cuneo, Pinerolo, Rivarolo Canavese, Saluzzo, Savigliano e nella Comunità Montana delle Valli dell’Ossola. A Cameri e Borgomanero, invece, il servizio risulta «temporaneamente sospeso», come si legge sul sito del gestore.
A Torino invece, dal 2017, è entrato in funzione il bike sharing a «flusso libero», presenta anche a Milano, Firenze e Roma: non ci sono stalli, le bici possono essere lasciate dove capita e vengono individuate tramite una app, grazie al dispositivo Gps di cui sono munite. Ma girando in rete si scoprono i limiti anche di questo progetto: la geolocalizzazione non sarebbe precisa e alcune bici sarebbero state ritrovate sui fondali di fiumi e laghetti cittadini.

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