Cronaca In città

Baristi in rivolta: «Dal 1° febbraio non ritireremo più i Qui Ticket»

Sono i buoni pasto in dotazione ai dipendenti del Comune di Novara. Alla protesta spontanea aderiscono una ventina di esercenti del centro e di viale Manzoni. Un tema così attuale che proprio oggi Confcommercio fa sapere: «In arrivo lo sportello Sos buoni pasto con consulenza legale»

Baristi in rivolta: da domani, 1° febbraio, non accetteranno più i buoni pasto Qui Ticket dei dipendenti del Comune di Novara «a causa delle lungaggini sui rimborsi. Ormai abbiamo superato i 6 mesi di attesa e volevamo dare un segnale all’azienda che li fornisce», spiega uno degli aderenti alla protesta spontanea, che coinvolge una ventina di locali fra le immediate vicinanze del municipio e viale Manzoni (dove hanno sede gli uffici dell’assessorato al Commercio).

Tante inadempienze: in arrivo lo sportello dedicato di Confcommercio
Quello delle tempistiche di pagamento è un problema ricorrente. Da una parte ci sono le aziende e gli enti pubblici, che affidano il servizio ticket a un’azienda esterna (il Comune di Novara ha scelto Qui Ticket tramite la piattaforma digitale per gli appalti Mepa), dall’altra c’è l’esercente che lo incassa dal dipendente e che deve attendere il rimborso dall’azienda che li emette. Ma ora sembra esserci di più. E forse non è un caso che sia notizia proprio di oggi che Fipe Confcommercio Piemonte abbia scelto di aprire anche a Novara lo sportello «Sos buoni pasto» e un servizio di consulenza legale in convenzione «per gestire le numerose segnalazioni di inadempienze contrattuali da parte delle società emettitrici dei buoni pasto», che saranno presto attivi (Per informazioni, da subito, contattare i seguenti recapiti: 0321 614411 o [email protected]).

Gli esercenti: tra fatture, nuovi appalti e normative
«Il Comune si è già attivato due volte nell’ultimo anno e a luglio ci sono state pagate le ultime fatture. Ma ora è da agosto che non vediamo più un soldo e ciascuno di noi esercenti è scoperto di cifre attorno ai 5.000 e i 7.000 euro – continua uno dei baristi che da domani smetterà di accettare i buoni Qui Ticket – Ho provato più volte a contattare l’azienda, ma si ricevono sempre risposte evasive: ho chiesto copia delle fatture, ma mi sono sentito rispondere che non potevano rintracciarle, perché serviva sapere a quale servizio fossero appoggiate… Eppure basta il mio codice fiscale per rintracciare le mie fatture. Viene da chiedersi se siano almeno state registrate». A preoccupare gli esercenti c’è un altro dettaglio: a fine luglio la Consip ha affidato la gestione dei buoni pasto per la Pubblica amministrazione con un appalto biennale da 100 milioni di euro, che in Piemonte è stato vinto da Edenred. Qui Group ha ottenuto lo stesso affidamento in Campania e Molise con un importo da 60 milioni di euro. «Cosa significa, che ora l’azienda ha perso interesse a gestire il mercato in Piemonte? – si chiedono gli esercenti novaresi – Noi abbiamo paura di non vedere più i nostri soldi. Ma intanto dobbiamo versare alla società il 12% più 15 centesimi di euro più Iva per ogni transazione sui ticket. Ecco perché abbiamo scelto di sospendere temporaneamente il ritiro di questi buoni pasto». Scelta che sembrano aver intrapreso, proprio in questi giorni, anche alcuni supermercati della città.
Sul fronte delle commissioni versate dai baristi fa chiarezza Fipe Confersercenti: «L’ultimo provvedimento sull’art. 144 del Codice degli appalti (che, si ricorda, ha indissolubilmente legato lo sconto alla stazione appaltante alla commissione a carico degli esercenti) e il decreto MISE del 7 giugno 2017 hanno significativamente cambiato lo scenario di mercato nel mondo dei buoni pasto. E’ ancora presto per dire se le nuove regole saranno in grado di arrestare la deriva cui abbiamo assistito nel corso degli ultimi anni o se, al contrario, l’involuzione del mercato continuerà la sua inarrestabile marcia. A prescindere dal futuro normativo del settore, è urgente assistere le imprese con un servizio per recepire segnalazioni di disservizi che non sono stati risolti fra le parti», osserva il presidente Fipe Alto Piemonte, Claudio Zuin.

Il disagio dei dipendenti comunali: interviene la Cgil
Intanto sembra proprio che da domani i dipendenti comunali dovranno munirsi di «schiscèta» per il pranzo o di voglia di camminare per raggiungere un locale in cui i loro buoni pasto vengano accettati. Dalla loro parte si è schierata la Cgil – Funzione pubblica: «Riteniamo che il Comune debba intervenire con urgenza – scrive il segretario Guido Catoggio – per verificare l’eventuale inadempienza contrattuale del gestore che, a quanto ci risulta, è tenuto da contratto ad assicurare un numero minimo di esercenti convenzionati».

Il Comune: «Già inviato un richiamo». Appalto a rischio?
Sul tema è al lavoro l’assessore al Personale Federico Perugini: «Il 29 gennaio siamo venuti a conoscenza della volontà di rifiutarsi di ritirare i buoni pasto da parte di diversi esercenti e ci siamo immediatamente attivati con una segnalazione e un richiamo alla società fornitrice, per verificare le inadempienze lamentate. Abbiamo ricevuto un primo riscontro, in cui la ditta si impegna a effettuare le verifiche e a fornire un rendiconto, che al momento non è ancora pervenuto. Il nostro obiettivo – sottolinea Perugini, in modo perentorio – è far sì che venga pagato chi di dovere e che venga garantito il servizio ai nostri dipendenti, il prima possibile».
Il contratto d’appalto con Qui Ticket è in scadenza naturale al 31 dicembre 2018 «salvo motivi differenti – continua l’assessore – Il contratto prevede infatti che ci fossero 100 locali convenzionati, distribuiti nelle diverse zone della città, in cui sono presenti i nostri uffici, ma al momento questa copertura sembra venire a mancare».
In caso di recesso cosa accadrebbe? «I ticket già erogati sarebbero comunque spendibili, anche in caso di cambio del fornitore. Al massimo verrebbero convertiti», conclude Perugini.

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