Cronaca Taccuino del cronista

Allarme incendi: più di 160 roghi in Piemonte, colpito anche il novarese

I Forestali: “Massima allerta in vigore, vietato bruciare sterpaglie”

Più di 160 incendi boschivi sono scoppiati in Piemonte dal 10 ottobre scorso, giorno in cui è stato dichiarato lo stato di massima allerta, tutt’ora in vigore. Lo rende noto l’assessore regionale all’Ambiente Alberto Valmaggia.

Il fenomeno non ha risparmiato la provincia di Novara, dove negli ultimi 3 giorni vigili del fuoco, carabinieri forestali, protezione civile e volontari Aib sono dovuti intervenire fra Oleggio, Bellinzago e nelle zone campestri della Lomellina novarese. Ma il più grave per portata e dimensioni è il rogo che, nella giornata di ieri, ha colpito la zona boschiva a Borgomanero nei pressi dell’area Beatrice, a ridosso della strada provinciale 147.

Sui vari episodi sono in corso degli accertamenti: «È presto per parlare di incendi colposi, ma è difficile pensare all’autocombustione e non si può neppure escludere la causa umana – commenta il colonnello Valerio Cappello, comandante provinciale dei carabinieri forestali di Novara – dal momento che non sono caduti fulmini”.

In generale, però, gli addetti ai lavori sostengono che spesso questi roghi possano essere riconducibili a incendi di sterpaglie, appiccati dai contadini, che possono sfuggire di mano, soprattutto in presenza di forte vento.

«Al momento è ancora in vigore lo stato di massima allerta, dichiarato dalla Regione Piemonte – sottolinea il colonnello Cappello – Questo significa che attualmente sono vietati gli abbruciamenti, soprattutto a ridosso delle aree boschive, sia a tutela dell’ambiente sia per evitare di esporre a eventuali rischi l’ambiente e le persone. Anche per l’incolumità degli stessi che volessero accenderli, per evitare che possano trovarsi in situazioni di pericolo, come è accaduto anche di recente sul nostro territorio«, spiega Capello. Ad agosto, infatti, il 92enne Amelio Claus di Recetto era morto dopo essere rimasto intrappolato tra le fiamme, dopo aver appiccato il fuoco nel campo avanti a casa.

Queste pratiche sono vietate in assoluto?

«Sono consentite solo in casi e periodi dell’anno limitati, normati dai regolamenti comunali – risponde il comandante dei carabinieri forestali – Lo stato di massima allerta, ovviamente, impone una serie di restrizioni aggiuntive. L’abbrucciamento dei campi e delle sterpaglie va sempre concordato con il Comune su cui insiste il terreno in cui si trova il luogo stesso dell’operazione. È una pratica piuttosto diffusa, ma anche in fase di superamento. Le ceneri hanno un potere fertilizzante, in realtà, limitato. Si possono scegliere altre tecniche per la pulizia di campi e orti, come ad esempio il triturare le sterpaglie per la produzione di biomasse. Gli apparecchi hanno costi contenuti (si parla di centinaia di euro) e si evita di maneggiare il fuoco, che è sempre pericoloso»

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