Cronaca

Accoglienza dei rifugiati, a Novara avanti piano con molta preoccupazione

Le inchieste de La Voce di Novara - Dopo il Decreto Salvini/1. Prefettura e operatori dell'accoglienza stanno portando avanti l'esistente senza apparenti scossoni. Ma il futuro è gravato da incertezze. «Il rischio vero è l'aumento degli irregolari»

L’accoglienza dei richiedenti asilo nel Novarese sta procedendo senza manifestare criticità ma gli operatori stanno valutando, non senza preoccupazione, la portata delle nuove disposizioni contenute nel decreto Salvini, al fine di potervi dare attuazione. È questo quanto si coglie parlando con alcuni responsabili dei centri.

Ad oggi nella nostra Provincia sono presenti 877 richiedenti asilo. È un numero che segna un trend in diminuzione, che accompagna il parallelo andamento degli sbarchi. Secondo i dati dell’Osservatorio regionale sull’immigrazione in Piemonte erano presenti in totale 11.988 migranti al 31 ottobre 2108 e 12.847 dodici mesi prima, tra Centri di accoglienza straordinaria (Cas) e progetti Sprar, cioè il sistema di protezione per i richiedenti asilo e rifugiati.  Nel Novarese (unica provincia senza centri  Sprar) nel 2107 i migranti accolti erano 1.112 scesi lo scorso ottobre a 893, cioè l’8,9% del totale piemontese, un dato che mostra la nostra provincia (Città metropolitana di Torino a parte) come quella con il minor rapporto tra migranti e popolazione: 2,4 ogni mille abitanti, contro i 2,7 della media regionale.

LA PREFETTURA

A gestire la pressione migratoria sono da anni le Prefetture. L’accoglienza per i richiedenti asilo attraverso i Cas è iniziata nel 2014. I dati del Rapporto sull’immigrazione dell’apposito Osservatorio istituito presso la Prefettura di Novara indicano che, a fine di quell’anno, i migranti ospiti erano 215, 763 nel 2015 e poi il picco di 1190 nel 2016.

Dal 2014 ad oggi la Prefettura di Novara per i servizi di accoglienza ha attivato una quarantina di contratti.

Il viceprefetto Anna Laurenza, dirigente dell’area comprendente immigrazione e diritto d’asilo della Prefettura di Novara spiega: «Attualmente è in corso una convenzione con le realtà che si occupano dell’accoglienza che è frutto di una gara chiusa a maggio. Queste concessioni scadranno il 31 dicembre e poi – aggiunge con uno sguardo al futuro – si attiverà una nuova gara sulla base delle nuove procedure stabilite dal Ministero con l’intento di omologare su tutto il territorio nazionale il sistema di accoglienza».

 

GLI OPERATORI

In provincia di Novara sono oggi impegnate nell’accoglienza 17 realtà, di cui 8 nel capoluogo. Alcune sono importanti con centri presenti su più province e centinaia di ospiti, come Versoprobo, alcune altre piccole, come Liberazione e Speranza, che oggi ospita migranti per posti destinati a sole donne.

Come potrà proseguire l’accoglienza è un dibattito aperto a livello nazionale. Ne abbiamo parlato con alcuni gestori di Cas novaresi.

Iniziamo da Versoprobo realtà di Vercelli, che nel Novarese ha 11 strutture (una per minori stranieri non accompagnati e le altre per adulti) di cui 2 nel capoluogo, per un totale di 444 ospiti. Gestisce anche lo Sprar di Vogogna (VB). «L’aspetto più delicato delle nuove norme riguarda l’abolizione della protezione umanitaria – spiega il direttore Claudio Berlini – che poteva essere trasformata in permesso di lavoro mentre con le più ristrette forme sostitutive questo sbocco sembrerebbe non esserci più». Problema che si aggiunge a quello della compressione di diritti nell’iter per l’ottenimento di una protezione internazionale (status di rifugiato o protezione sussidiaria).

Quale attesa per il futuro? «Vedremo nei prossimi mesi gli effetti e il risultato dei rilievi di incostituzionalità evidenziati da varie organizzazioni, per esempio l’Asgi» afferma Berlini che aggiunge: «Da sempre chi non è in regola col permesso di soggiorno, qualora intercettato dalle forze dell’ordine, dovrebbe lasciare il Paese: in assenza dell’attuazione della “politica dei rimpatri”, il rischio vero è l’aumento in strada degli irregolari. Per noi c’è l’aspetto spiacevole che dovremo essere noi a notificare ufficialmente i provvedimenti che li riguardano».

Altro problema riguarda i capitolati di gara: «La riduzione delle rette corrisponde a una forte contrazione dei servizi da rendere nei centri di accoglienza, che avrà una ricaduta occupazionale con perdita significativa di posti di lavoro qualificati, producendo un costo sociale su quello che si annuncia come un risparmio» conclude Berlini. Che aggiunge: «La diminuzione degli ospiti oggi non è quantificabile e sarà data dal numero di quanti attualmente presenti meno gli ospiti uscenti dai centri per perdita o non ottenimento del diritto a restare sul territorio, più eventuali arrivi».

Il nuovo capitolato per la gestione dei centri prevede il calo a 19/26 euro della precedente quota giornaliera di 35 euro per i gestori. «Questo sfavorisce piccole realtà come la nostra» afferma Elena Pasquale della cooperativa “Frutteto A”. Che spiega: «Siamo nati come accoglienza di psichiatria e disabili e il nostro modello di tipo familiare è stato riprodotto con i migranti. Si tratta di microstrutture con la presenza costante di un mediatore, diffuse e capillari sul territorio, come piccoli appartamenti di piccoli condomini, che sono più accettate e consentono di facilitare l’integrazione e la socializzazione». Frutteto A ospita oggi 38 richiedenti asilo in piccoli gruppi di poche persone, suddivise in 9 appartamenti in città.

«Adesso – conclude Pasquale – la gestione sarà più complicata e, a nostro avviso, si andranno a perdere le cooperative che svolgevano accoglienza diffusa. Anche noi dovremo valutare effettivamente che cosa fare, quando uscirà il nuovo bando. E bisognerà vedere quali servizi saranno richiesti: oggi abbiamo molte figure professionali».

Una prospettiva particolare è quella offerta da Liberazione e Speranza. «Noi abbiamo 8 ragazze in accoglienza, di cui 2 già riconosciute: una ha lo status e una il nuovo permesso speciale valido un anno. Accogliamo donne vittime di tratta – spiega la presidente Elia Impaloni – e anche una per crimini di guerra». Le ragazze arrivano anche da canali istituzionali come il Tribunale, a seguito di operazioni contro lo sfruttamento. «Vi sono richiedenti asilo ed alcune con lo status. Quando vanno in Commissione territoriale possono dichiarare di voler incontrare le associazioni antitratta. Allora noi le ascoltiamo e forniamo indicatori che la Commissione valuta per riconoscere o meno lo status».

Sui possibili effetti del decreto Salvini, Impaloni, già assessore ai servizi sociali della precedente giunta Ballarè, giudica: «Da noi un effetto c’è già stato perché Novara, unico comune in Italia, ha rigettato lo Sprar: non averlo più è un danno grandissimo. Se ad esempio fosse stato trasformato per donne, avrebbe potuto ospitare chi termina l’accoglienza nei Cas e non trova posto in strutture protette: se ne stimano 210 in Piemonte, con il rischio concreto di essere rintracciate dalle loro sfruttatrici».

Con uno sguardo più generale afferma: «Aumenteranno le sacche di povertà in mezzo alla strada, senza contare che le accoglienze che funzionano meglio sono quelle con piccoli numeri, ma ora messe più in difficoltà».

Infine la presidente di Liberazione e Speranza sottolinea un giudizio positivo sulla Prefettura di Novara: «Vi operano persone attente e profonde».

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