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Ipoteca la casa per curare la moglie malata di Sla

La notizia è emersa questa mattina durante la conferenza stampa di presentazione delle erogazioni di fine anno da parte della Fondazione Banca popolare di Novara. Tra queste, 50 mila euro sono stati destinati al Centro esperto sclerosi laterale amiotrofica dell'ospedale Maggiore

C’è una giovane donna di 50 anni con un marito e due figli che vive a Benevento. Un giorno di tre anni fa le viene diagnosticata la Sla, la sclerosi laterale amiotrofica. Non esiste una cura per questa malattia, ma a Novara c’è un centro di ricerca che sta per intraprendere un progetto internazionale. Servono soldi, molti, e il marito della signora non esita: impegna la casa pur di assicurarsi che la cifra necessaria per la partenza del progetto venga raggiunta.

La notizia è emersa questa mattina durante la conferenza stampa di presentazione delle erogazioni di fine anno da parte della Fondazione Banca popolare di Novara. Tra queste, 50 mila euro (che rappresentano la terza tranche del contributo) sono stati destinati al Centro esperto sclerosi laterale amiotrofica dell’ospedale Maggiore, diretto dalla dottoressa Letizia Mazzini, dove tre anni fa è stata avviata la sperimentazione della biomolecola RNS60 allo scopo di testarne la validità ai fini del rallentamento della malattia.

 

 

«Portiamo avanti questa ricerca – ha spiegato la dottoressa Mazzini – che nasce a Novara e che poi è stata sposata dagli Stati Uniti, in modo particolare dall’università di Harvard e dall’associazione americana per la sclerosi laterale amiotrofica con un finanziamento di un milione di dollari. All’inizio della sperimentazione gli americani ci avevano detto che il contributo sarebbe stato erogato a due condizioni: avere un centro americano che partecipasse ai lavori e la compartecipazione economica di una fondazione italiana. Dunque senza l’aiuto della Bpn non saremmo riusciti a partire perchè la quota necessaria non sarebbe stata sufficiente, nonostante il marito di una nostra paziente abbia ipotecato la propria casa garantire il raggiungimento della cifra necessaria all’avvio del progetto. Siamo, così, riusciti a ottenere i fondi dagli Stati Uniti».

La sperimentazione è quasi giunta alla fine: «Gli ultimi dieci pazienti saranno reclutati entro la fine dell’anno – ha continuato la ricercatrice -. C’è stato un po ‘di ritardo in questo perchè ho cercato di fare in modo che anche i pazienti che abitano lontano da Novara potessero prendere parte allo studio presso il loro centro regionale di riferimento: alcuni, per la maggior parte al nord Italia, si sono dimostrati molto efficienti; altri, invece, meno esperti nel condurre sperimentazioni cliniche hanno avuto più difficoltà. Nel frattempo gli Stati Uniti hanno condotto il primo gruppo di 18 pazienti sui quali hanno testato la sicurezza del farmaco ottenendo dei buoni risultati già pubblicati su riviste scientifiche internazionali; da noi si attendono i dati di efficacia. Il nostro studio è in fase 2 che significa avere a disposizione un buon numero di pazienti, nel nostro caso 140, ma non ancora tale da poter dare la certezza di efficacia. La prima analisi dei dati viene fatta per verificare se ci sono grosse discrepanze tra il gruppo di pazienti che assume il placebo e quello che assume il farmaco; questa analisi è andata molto bene dal punto di vista della sicurezza, sull’efficacia ancora non possiamo dare certezze fino a che lo studio non sarà chiuso, presumibilmente tra sei mesi. Indice di una buona qualità della sperimentazione è che i pazienti sono molto soddisfatti e nessuno di loro ha interrotto la cura».

Il totale delle erogazioni della Fondazione ammonta a 500 mila euro destinati, oltre che al Centro Sla, all’Ospedale Maggiore per l’acquisto di un’apparecchiatura per la tomografia ottica computerizzata, alla Fondazione Novara Sviluppo per il progetto “Chimica amica”, all’itis Cobianchi di Verbania per il progetto EduRobot e al comune di Varallo Sesia per le borse lavoro 20119 destinate ai componenti di famiglie in condizioni economiche disagiate.

(Nella foto la dottoressa Letizia Mazzini)

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