Ambiente Econotizie

Sacchetti bio: a Novara al massimo 3 centesimi

Tutte le catene della grande distribuzione si sono adeguate alle nuove disposizioni di legge sull'utilizzo delle plastiche biodegradabili

Sui social la polemica dilaga. Anche a Novara. Ma è un classico caso di notizia gonfiata, per non dire di “fake news”.

Parliamo dell’entrata in vigore della legge, approvata ad agosto 2017 dal parlamento, che prevede la trasformazione di tutti i sacchetti ortofrutta in polietilene (vecchia plastica) in manufatti biodegradabili e compostabili ad alto contenuto di risorse rinnovabili. Il legislatore si è così adeguato alla direttiva UE 2015/720 che si pone l’ obiettivo della riduzione dell’ utilizzo di borse nella vecchia plastica.

Un obiettivo importante in quanto sempre più i nostri mari, laghi, spiagge e le nostre terre si stanno riempiendo di sacchetti che, in un modo o nell’altro, finiscono per inquinare l’ecosistema coi danni ambientali che tutti conoscono e che non possiamo ignorare.

Un provvedimento con fini nobili che è finito nel tritacarne di una violenta polemica.

Motivo del contendere è l’ applicazione del pagamento del sacchetto obbligatorio per legge.

In molti sostengono sia l’ ennesima tassa che grava sui cittadini.

In realtà facendo due conti e fermandoci a ragionare non è proprio così vero.  Basta documentarsi e guardare cosa accade, per esempio, nella nostra città.

I sacchetti a Novara costeranno 1 centesimo nei supermercati Unes ed Esselunga, 2 centesimi in tutti gli altri, esclusa LIDL che applicherà il prezzo di 3 centesimi. Cifre davvero simboliche. Se si stima che un consumatore medio utilizzi 100 sacchetti l’ anno il costo annuale è di massimo 3 euro. Una cifra minima che però ci permette di avere dei prodotti che non danneggiano l’ambiente e soprattutto possiamo riutilizzare per la raccolta del rifiuto organico.

Uno dei principali problemi dei vecchi sacchetti ortofrutta non biodegradabili è che erroneamente venivano usati dai cittadini per fare la raccolta differenziata dell’ umido, tanto è vero che gli impianti di compostaggio ne erano pieni. Ciò ha rappresentato per anni un grosso problema che ora verrà risolto restituendo ai comuni un rifiuto organico di maggior valore.

Il legislatore ha voluto far pagare questa cifra simbolica ai consumatori per dare un “valore” al prodotto in modo che non venga utilizzato in maniera inappropriata.

La lotta allo spreco e la crescita di una consapevolezza nella popolazione che ogni prodotto ha un prezzo ambientale da pagare sono i principali motivi per cui si è applicato questo costo simbolico. A chi non è mai capitato di vedere persone che strappavano sacchettini ortofrutta in quantità esagerata per poi buttarne la metà nel cestino più vicino, oppure lasciandoli sparsi nei carrelli? Uno spreco di risorse che deve avere fine.

A Novara inoltre abbiamo un motivo in più per essere a favore di questo provvedimento che è rappresentato dall’eccellenza di Novamont, leader mondiale nella produzione di plastiche biodegradabili. Proprio a Novara l’ azienda dà lavoro a molte persone e ha costruito un sistema di economia circolare fondata sull’attenzione agli aspetti ambientali che rappresentano il futuro dell’Italia e dell’ Europa.

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