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Discarica Ghemme, i dipendenti: «Dopo la “bomba ecologica” finiti nel dimenticatoio»

A suonare il campanello è la Cgil: «Dal Consorzio medio novarese vogliamo risposte sul loro destino e sullo stato del sito. Lì ci sono 60 pozzi su cui si faceva manutenzione costante, manca il capping e già segnalati rivoli di percolato verso Ghemme e Cavaglio»

«Vogliamo risposte sul destino dei dipendenti della discarica di Ghemme: hanno tutti sopra i 50 anni, sono senza lavoro da aprile 2017; stanno ancora aspettando il tfr e tra un po’ scadrà la disoccupazione. Il Consorzio medio novarese li ha fatti iscrivere all’agenzia di lavoro, dicendo che non poteva assumerli direttamente, ma poi non si è più visto né sentito nessuno…». A suonare il campanello è Luciano Miraglia, referente Cgil per il comparto igiene ambientale, che oltre al tema occupazionale mette sul piatto anche quello ambientale dell’ex discarica sulle colline: «Qual è lo stato attuale del sito? – si chiede – All’interno ci sono 60 pozzi, su cui 3 operai facevano costantemente manutenzione con ruspe, escavatori e cingolati che vorremmo sapere che fine hanno fatto. Peraltro il capping (la copertura, ndr) della discarica non è ancora stato realizzato e questo può comportare un aumento del percolato. Di cui ci sono stati segnalati rivoli in direzione Ghemme e Cavaglio, oltre a delle perdite dalla vasca 2, che si trova a ridosso dei boschi».
La Cgil riaccende i riflettori su una delle “patate bollenti” più annose per il territorio novarese. L’impianto di Ghemme è stato dissequestrato nel febbraio scorso, dopo 2 anni di sigilli apposti dalla Forestale. Il provvedimento era scattato dopo il fallimento della gestione da parte di Daneco, che avrebbe dovuto seguire l’avvio della messa in sicurezza dell’impianto dopo la chiusura, avvenuta nel 2008. A mettere fuori gioco la società era stata una fideiussione da 10 milioni di euro, che sarebbe dovuta servire come garanzia, ma risultata di fatto scoperta. Successivamente era subentrato il Tribunale, che l’ha affidata al Consorzio medio novarese. Da lì in poi per i 4 dipendenti (gli operai Angelo Albertinetti, Ioan Coccos e Fabrizio Passarella, oltre all’impiegata Maria Antonietta Cerri) si sono ritrovati “a piedi”. «Il Consorzio è subentrato a febbraio 2017, ma noi non prendevamo lo stipendio già da dicembre 2016 – spiegano – Non sapendo cosa sarebbe successo abbiamo tirato avanti fino ad aprile. Poi siamo riusciti a ottenere l’Aspi (sussidio di disoccupazione, ndr), ma ad aprile 2019 scadrà e non abbiamo più avuto notizie. Nei mesi scorsi, quando si parlava della discarica come “bomba ecologica” c’erano controlli, Provincia, Arpa e Forestali erano praticamente sempre presenti e si era anche formato un comitato che aveva promosso degli incontri. Poi tutto è finito nel silenzio», commentano con amarezza.
«Il tema ambientale è sicuramente importante – conclude Miraglia – ma lo è anche il destino di queste quattro persone. A qualcuno sembrerà un numero esiguo, ma si parla di persone oltre i 50 anni, che difficilmente riusciranno a ricollocarsi sul mercato del lavoro, ma hanno mutui e famiglie sulle spalle. Il Consorzio ha fatto delle promesse, anche davanti ai giornalisti, ora ci dia delle risposte».
Abbiamo contattato telefonicamente il Consorzio medio novarese, restiamo a disposizione per raccogliere e dare spazio alla sua replica. (Nella foto in alto, da sin: Albertinetti, Miraglia e Coccos)

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