Vaccini: esperto, sbagliata comunicazione a nuove generazioni

Roma, 14 giu. (AdnKronos Salute) – “Dopo la crisi mondiale provocata dallo studio che legava vaccini e autismo”, poi ritirato dalla pubblicazione, “abbiamo sbagliato a comunicare. Forse per questo ora ci sono tanti ‘no vax'”. Ad ammettere l’errore della comunità scientifica il ‘padre’ di moltissimi vaccini, Rino Rappuoli, Chief Scientist & Head of External RD di Gsk Vaccine, oggi a Roma a un incontro organizzato da Farmindustria.

“Non si possono introdurre i vaccini – ha proseguito – come lo si faceva con mia madre, che non aveva dubbi sulla loro efficacia, vivendo in un’epoca in cui malattie come la poliomielite erano visibili ogni giorno. C’è bisogno di un nuovo modo per spiegare queste ‘armi’ per la salute alle nuove generazioni, che devono capire che i risultati ottenuti e oggi invisibili, non sono stati ‘gratuiti’. Non a caso, nei Paesi in via di sviluppo, dove le malattie infettive si vedono eccome, i vaccini le persone li vengono a chiedere”.

Rappuoli ha infine parlato dell’impegno della ricerca nei confronti proprio dei paesi più poveri e delle malattie neglette. “Quando c’è un’emergenza sanitaria tutti guardano alle industrie, senza considerare che per mettere a punto un vaccino sono necessari almeno due anni e che non lo possiamo fare tutto da soli. Questo è spesso frustrante per noi. Per questo ho creato un istituto che si occupa solo dello sviluppo di vaccini per cui non c’è mercato, come ad esempio quello contro il tifo. Bisogna domandarsi a chi tocca prendersi cura della salute dei paesi più poveri”.

“Certamente questo impegno non può ricadere tutto sull’industria – è intervenuto Massimo Visentin, presidente gruppo Prevenzione di Farmindustria – che in ogni caso già dedica la metà della produzione di vaccini a Gavi e Unicef”.

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