Sanità: presidente neonatologi, casi Brescia non sono malasanità

Mosca, ‘In Italia muoiono 750 bambini all’anno, prematurità è malattia non sempre superabile’

Roma, 7 gen. (AdnKronos Salute) – “Come presidente della Società italiana di neonatologia, come medico che conosce il mestiere e il reparto di Brescia, uno dei migliori d’Italia, posso assolutamente dire, con quasi assoluta certezza, che” i casi dei quattro neonati morti agli Spedali Civili di Brescia “non hanno a che fare con la malasanità”. Lo afferma Fabio Mosca, presidente della Sin che, sentito dall’Adnkronos Salute, spiega: “In Italia il 10% dei bambini nasce pretermine sotto le 37 settimane, ma i neonati altamente prematuri, sotto il chilo e mezzo, quelli per cui i rischi sono maggiori, sono l’1%, ovvero poco meno di 5.000 l’anno. Di questi sopravvive l’85%, mentre il 15% muore, ovvero 750 neonati all’anno”. Dunque, secondo Mosca, i casi di Brescia rientrano in questa casistica.

“Ieri il ministro Grillo ha giustamente mandato gli ispettori che faranno le loro valutazioni, ma da qui a dover trovare sempre un colpevole ce ne passa”, sostiene Mosca, ribadendo che “i dati italiani di mortalità neonatale sono ottimi rispetto ad altri Paesi, e il percorso nascite e le cure perinatali sono tra le migliori al mondo”. E ancora: “Quando si parla di prematurità – ammonisce il presidente Sin – bisogna assolutamente far passare il concetto che si tratta di una malattia, alla quale si sopravvive grazie a cure altamente sofisticate ed estreme, con cui teniamo in vita bambini che la natura non farebbe sopravvivere. E talvolta non ci riusciamo. Non ci riusciamo in 750 casi ogni anno. Non per questo bisogna per forza trovare degli errori”.

Sui casi di Brescia, Mosca tiene infine a precisare che “il primo nostro pensiero va alle famiglie, ed è un pensiero che viene dal cuore dal momento che medici e infermieri delle terapie intensive neonatali ‘fanno davvero famiglia’ con le famiglie dei bambini e i loro figli diventano i nostri figli. E quando muoiono dei piccoli – conclude – anche noi siamo davvero addolorati”.

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