Sanità: la mappa dell’Italia diabetica, nel Centro-Sud e in città più casi

Roma, 17 apr. (AdnKronos Salute) – In Italia sono oltre 3 milioni e 200 mila le persone che dichiarano di avere il diabete (dati Istat 2016): negli ultimi trent’anni si è passati dal 2,9% al 5,6% dell’intera popolazione. Ma spicca un importante divario Nord-Sud: valori più elevati della media si evidenziano in Calabria, Basilicata, Sicilia, Campania, Puglia, Abruzzo e Lazio, mentre quelli più bassi spettano alle province autonome di Trento e Bolzano e alla Liguria. Un divario analogo a quello tra zone rurali e centri urbani. A disegnare la mappa dell’Italia diabetica è l’Italian Diabetes & Obesity Barometer Report, realizzato da Ibdo Foundation e Università di Roma Tor Vergata, con il patrocinio di Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Associazione nazionale comuni italiani (Anci), Istituto nazionale di statistica (Istat), Istituto superiore di sanità ed HealthCity Institute.

L’edizione di quest’anno ha l’obiettivo di evidenziare l’impatto che queste condizioni hanno a livello delle singole regioni italiane. Il tutto tenendo conto anche dell’obesità, uno dei fattori di rischio principali per il diabete, tanto che ormai si parla di ‘diabesità’. “Possiamo ormai considerare diabete e obesità come una pandemia, con serie conseguenze per gli individui e la società in termini di riduzione sia dell’aspettativa sia della qualità della vita, e notevoli ricadute economiche. Si tratta quindi un’emergenza sanitaria che necessita di un’attenzione specifica da parte dei decisori politici, affinché considerino in tutta la sua gravità questo fenomeno”, spiega Renato Lauro, presidente Ibdo Foundation, nel corso della presentazione del report.

“Nello specifico, parlando di caratterizzazione regionale del diabete, valori più bassi della media” si verificano “nelle province autonome di Trento e Bolzano e Liguria. Anche per la mortalità – aggiunge Roberta Crialesi, dirigente Servizio sistema integrato salute, assistenza, previdenza e giustizia dell’Istat – la geografia resta simile, con una maggiore penalizzazione del Mezzogiorno, soprattutto in Campania, Calabria e Sicilia. Nelle regioni del Mezzogiorno, peraltro, si riscontrano anche livelli più elevati di obesità”.

“Un’attenzione particolare – continua Crialesi – merita l’obesità infantile, che presenta marcate differenze territoriali a svantaggio delle regioni del Sud, dove un minore su 3 è in eccesso di peso: le percentuali più elevate in Campania (36,1%), Molise (31,9%), Puglia (31,4%), Basilicata (30,3%) e Calabria (30%), a fronte del valore minimo osservato nelle province autonome di Trento e Bolzano (15,4%)”. “Il quadro nazionale ci fornisce una fotografia estremamente eterogenea a livello delle varie regioni italiane, evidenziando la differenza di prevalenza tra Nord, Centro e Sud del nostro Paese”, dice Domenico Cucinotta, coordinatore Italian Barometer Diabetes Report e direttore del Dipartimento di medicina clinica e sperimentale dell’Università di Messina.

Oltre alla differenza di diffusione del diabete tra Nord e Sud Italia, si riscontra un divario anche tra zone rurali e centri urbani: “In Italia il 36% della popolazione, di cui circa 1,2 milioni con diabete, risiede nelle 14 città metropolitane – dice Andrea Lenzi, Coordinatore di Health City Institute e presidente del Comitato per la biosicurezza e le biotecnologie della Presidenza del Consiglio – L”urban diabetes’ è un problema emergente di sanità pubblica. Nel mondo due terzi delle persone affette da diabete vivono nelle grandi città. I cambiamenti demografici in corso, che includono l’urbanizzazione, il peggioramento degli stili di vita, l’invecchiamento della popolazione e l’isolamento sociale si riflettono in una crescita costante della prevalenza di diabete”.

Per far fronte a questo problema di rilevanza clinica, sociale, ma anche economico e politico-sanitario, “il 19 maggio in tutta Europa si celebrerà l’European Obesity Day per sensibilizzare – conclude Lenzi – riguardo una piaga sociale in costante e preoccupante aumento non solo nei Paesi occidentali, ma anche in quelli a basso-medio reddito”.

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