Attività fisica migliora ‘occhio pigro’ negli adulti, studio Cnr

Roma, 1 feb. (AdnKronos Salute) – Fare attività fisica aiuta a migliorare negli adulti l’ambliopia, meglio nota come ‘occhio pigro’. La conferma arriva da uno studio guidato da Alessandro Sale e Maria Concetta Morrone, rispettivamente dell’Istituto di neuroscienze del Cnr e dell’Università di Pisa, pubblicato sulla rivista ‘Annals of Clinical and Translational Neurology’, dal quale è risultato che adulti colpiti da questo disturbo possono recuperare le funzioni visive pedalando in bicicletta durante i momenti di occlusione dell’occhio pigro.

L’ambliopia – ricorda una nota – è un disturbo diffuso, causato da uno sbilanciamento in età giovanile dell’attività dei due occhi, indotto da varie cause: forti differenze nel potere rifrattivo dei due occhi (anisometropia), opacizzazioni della cornea, strabismo, cataratta congenita. La patologia determina una marcata riduzione delle capacità visive, in particolare dell’acuità visiva e della stereopsi (visione della profondità). Nel bambino è trattabile prima degli 8-9 anni di età, ma nell’adulto non è curabile a causa della riduzione dei livelli di plasticità cerebrale del cervello maturo.

Gli esperimenti condotti da Claudia Lunghi (ex-ricercatrice dell’Università di Pisa, ora all’Ecole normale supérieure di Parigi), in collaborazione con Antonio Lepri dell’azienda ospedaliera universitaria pisana e coordinati da Alessandro Sale dell’Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-In) e da Maria Concetta Morrone dell’Università di Pisa, hanno dimostrato che è invece possibile ottenere un marcato miglioramento delle funzioni visive anche in adulti affetti da ambliopia.

“Gli studi che ho condotto su modelli animali hanno mostrato che l’attività fisica potenzia la plasticità cerebrale, ossia la capacità dei circuiti del cervello di cambiare struttura e funzione in risposta agli stimoli ambientali”, spiega Sale. “D’altro canto, gli studi effettuati dal mio gruppo su soggetti umani hanno evidenziato una plasticità visiva che si mantiene anche negli individui adulti e che agisce su tempi brevi: la chiusura temporanea di uno dei due occhi porta al miglioramento della percezione visiva in quell’occhio”, aggiunge Morrone. “Anche questo tipo di plasticità visiva, definita omeostatica, si potenzia in risposta all’attività fisica volontaria nelle persone sane”.

Nel nuovo studio è emerso che, potenziando nell’adulto questa plasticità omeostatica con l’attività fisica, si migliora in modo permanente la visione dell’occhio pigro. “Un gruppo di 10 persone ambliopi ha trascorso per 3 giorni consecutivi un breve periodo di deprivazione della visione dell’occhio ambliope stando seduti di fronte a un televisore, guardando un film e alternando, durante la visione, 10 minuti di pedalata alla cyclette con 10 minuti di riposo per 3 ore complessive”, raccontano i due studiosi. “La stessa procedura è stata ripetuta per altre 3 settimane, riducendo il numero di giorni di trattamento per settimana da 3 a uno. I soggetti di controllo erano stati anch’essi privati della visione ma senza l’uso simultaneo della cyclette, quindi senza attività fisica”.

I risultati sono stati subito evidenti: “Chi svolgeva attività motoria ha mostrato un marcato recupero dell’acuità visiva e della stereopsi, effetto che si è mantenuto nel tempo ed è risultato presente anche 12 mesi dopo la fine del trattamento. I soggetti di controllo, invece, hanno evidenziato solo livelli di recupero trascurabili”, continuano i ricercatori. Lo studio però contiene anche un’altra novità, ovvero dimostra “l’efficacia della chiusura dell’occhio ambliope quale strategia per favorirne il recupero”, conclude Sale. “Il paradigma più usato, in questo campo, prevede lunghi periodi di occlusione dell’occhio sano, per contrastarne la predominanza e favorire l’uso dell’occhio pigro. Lo studio mostra invece che la chiusura dell’occhio ambliope, se avviene in condizioni che favoriscono la plasticità omeostatica, offre scenari di trattamento insperati e ancora tutti da esplorare, anche se è effettuata per periodi di tempo molto brevi”.

Consigliati

AdnKronos

Luglio e agosto i mesi più critici

Luglio e agosto i mesi più critici

A rischio normali adolescenti che non percepiscono il pericolo Napoli, 14 giu. (AdnKronos Salute) – Con l’inizio delle vacanze scolastiche,