Alimenti: studio, consumiamo oltre 100 residui di plastica a ogni pasto

Roma, 9 apr. (AdnKronos Salute) – Sale, olio e un pizzico di plastica. Potremmo infatti arrivare a consumarne 100 minuscole particelle a ogni pasto, secondo un nuovo studio pubblicato su ‘Environmental Pollution’. Si tratta delle cosiddette microplastiche: in un anno finiscono nel nostro piatto circa 70.000 fibre “potenzialmente pericolose”, avvertono gli esperti della Heriot-Watt University (Scozia). Ma ecco la parte più sorprendente della ricerca: probabilmente la plastica (insieme a migliaia di batteri e funghi) non proviene dal cibo o dal metodo di cottura, bensì dall’inquinamento domestico.

Le microplastiche sono frammenti di plastica che si staccano da oggetti più grandi e possono provenire da ogni tipo di fonte, inclusi tessuti sintetici, tappeti, pneumatici per auto e capi di abbigliamento. I ricercatori sono giunti alla loro scoperta collocando piastre di Petri con ‘trappole’ appiccicose per le polveri accanto alle pietanze servite in tre case private, durante tutti i pasti.

Ebbene, hanno rilevato fino a 14 pezzi di plastica in ciascuna piastra dopo 20 minuti. Tenendo conto delle dimensioni maggiori dei piatti, si stima che 114 fibre di plastica cadano probabilmente nel nostro pasto ogni volta che ci sediamo a tavola, per un totale compreso tra 13.713 e 68.415 ogni anno. Numeri che sono più alti persino di quanta plastica si arriverebbe a consumare mangiando ogni giorno frutti di mare come le cozze, spesso considerate le ‘spazzine del mare’ e quindi ricche di residui di questo tipo.

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