Mafia: Mancino, su incontro con Borsellino congetture per demolire mia immagine

Palermo, 16 apr. (AdnKronos) – Nel pomeriggio del primo luglio 1992, durante la cerimonia di saluto con Prefetti, Questori, dirigenti, per l’insediamento del nuovo ministro dell’Interno Nicola Mancino, “mentre stringevo le mani ai convenuti, una telefonata interna del Capo della Polizia chiedeva la mia disponibilità a ricevere una visita di saluto del giudice Paolo Borsellino. Io non conoscevo fisicamente il compianto magistrato, ma quel giorno non esclusi di avergli potuto stringere la mano come stavo facendo con tutti quelli, non sempre da me conosciuti, che facevano ressa avanti al mio ufficio. Sull’incontro si aprì una polemica e si scrissero anche dei libri. La mia fortuna fu che ad accompagnare il giudice Borsellino c’era il giudice Aliquò”. Lo ha detto l’ex Presidente del Senato Nicola Mancino, rendendo dichiarazioni spontanee nell’ultima udienza del processo sulla trattativa tra Stato e mafia, davanti alla Corte d’assise di Palermo. “

“Trascrivo quanto, interrogato dal pm il giudice Aliquò ebbe a dire sull’incontro virgoletto: ‘E’ entrato prima Borsellino, una piccola stretta di mano, non abbiamo avuto la possibilità manco di parlare’ – prosegue Mancino – Può bastare la dichiarazione del dottor Aliquò, per seppellire tutte le insinuazioni, per mettere definitivamente da parte le tante ricostruzioni che vennero erette, per alimentare congetture che rispondevano al deliberato desiderio di demolire la mia immagine?”.

E ancora: “Questa assenza di colloquio, comprovata dall’interrogatorio di un giudice perbene, che esclude il colloquio ma non la stretta di mano, può bastare? Questo evento, che è fedele a un fatto accaduto e dichiarato, è stato da me ribadito anche nell’interrogatorio del 24 febbraio 2012, a domanda prima, dei pm Di Matteo e, poi del dottor Ingroia: Può bastare?”.

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