Lavoro: Unive, boom di lavoratori ‘spediti’ all’estero dalle imprese

Venezia, 11 ott. (AdnKronos) – In Europa cresce il numero di persone inviate temporaneamente dalle loro imprese a lavorare in un altro stato comunitario: i dati parlano di 2,3 milioni di lavoratori in ‘distacco’ nel 2016, il 50% in più rispetto al 2011. Una ricerca presentata oggi dall’Università Ca’ Foscari Venezia e svolta sul campo in 9 paesi, tra cui l’Italia, svela come il distacco intracomunitario dei lavoratori copra spesso casi di vero e proprio dumping sociale.

Lo stipendio è quello del paese di origine, ma arriva ad essere del 30% inferiore agli stipendi del paese di destinazione. Il tentativo di abbassare il costo del lavoro attraverso il ricorso al distacco ha portato a una vera e propria esplosione del fenomeno, in particolare nel settore delle costruzioni (45% dei distacchi) e dell’industria (24%) e in alcuni rami dei servizi (29%, in particolare nel trasporto), ovvero in settori in cui il costo del lavoro vivo costituisce una voce importante dei bilanci delle imprese.

“Si tratta di un fenomeno rilevante ma poco conosciuto dal grande pubblico e talvolta anche da parti sociali, ispettori e consulenti del lavoro – afferma Fabio Perocco, professore di Sociologia all’Università Ca’ Foscari Venezia – Nella duplice dinamica di unificazione e segmentazione del mercato mondiale del lavoro, il ‘posting of workers’ si presenta come l’esito della convergenza dei processi di precarizzazione del lavoro e di precarizzazione delle migrazioni. E’ una sorta di migrazione nascosta, con la specificità che i posted workers sono poco radicati e inseriti, invisibili, scarsamente inquadrati nel sistema delle relazioni industriali, in una situazione di debolezza e ricattabilità nei confronti dei datori di lavoro; fruiscono poco dei servizi del territorio, sono poco collegati con i sindacati e le associazioni, non sempre vedono riconosciuti i propri diritti sociali: dalle retribuzioni agli orari di lavoro, dagli infortuni alla previdenza sociale”.

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