Fase 3: Fp Cgil Sicilia scrive a Musumeci, “Lavoro agile né mito né tabù’

Palermo, 26 giu. (Adnkronos) – “Il lavoro agile non deve essere né un mito né un tabù, ma semplicemente una opportunità da cogliere per migliorarci. Non sprechiamola, sarebbe un vero delitto”. Fp Cgil Sicilia torna a fare sentire la propria voce sulle “dinamiche che stanno caratterizzando il modo di “governare” l’importante novità nei Palazzi della Regione, la cui gestione dei servizi, a seguito dell’emergenza sanitaria, è stata affidata proprio alla modalità smart working”. L’Organizzazione di categoria, tramite una lettera aperta indirizzata a Musumeci, “traccia un’analisti attenta e puntuale della situazione e, nel contempo, pone quesiti, interrogativi, criticità e prospettive”. “La missiva parte dall’attualità, chiamando in causa direttamente il Presidente. Ricordiamo che è stato lui a comunicare per iscritto, appena qualche giorno fa, al suo Assessore della Funzione Pubblica, l’esigenza di procedere, in tutti gli uffici regionali, al progressivo rientro dal lavoro agile, dei rispettivi dipendenti, in misura non inferiore al 50%. Iniziativa giustificata dalla necessità di garantire i servizi alla collettività, a seguito di un non meglio precisato numero elevato di segnalazioni per disservizi – si legge in una nota – A scanso di equivoci, per evitare che si generi confusione e disorientamento, teniamo a precisare – afferma la Segreteria della Fp Cgil Sicilia – che lo stesso Presidente, nelle scorse settimane, aveva rivendicato, con orgoglio agli occhi della Nazione, come la Sicilia fosse la Regione che aveva brillantemente e proficuamente, anche in misura superiore a tutte le altre, applicato lo smart working”.

“Emerge dunque, con evidenza, un incomprensibile e repentino cambio di direzione. Vorremmo poi capire sulla base di quali dati, a sua disposizione, sia arrivato alla conclusione che almeno il 50% deve rientrare. Perché non il 70 o l’80% o il 28%? Tanto, se si spara a casaccio, un numero vale l’altro! Andando avanti ci si imbatte su un altro tema di grande rilevanza, che merita di essere particolarmente attenzionato – si legge ancora – La riflessione tra origine dal pronto intervento dell’Assessore alla Funzione Pubblica, il quale si è attivato, unitamente al neo dirigente generale, per dare attuazione al paventato rientro del personale, invitando assessori e dirigenti generali a predisporre quanto necessario per l’aggiornamento del Documento di Valutazione dei Rischi e l’adeguamento dei luoghi di lavoro. E’ stato inoltre detto, laddove si rendesse necessario, cioè dappertutto – aggiungiamo noi – di richiedere le risorse economiche per assicurare le misure necessarie alla tutela della salute e sicurezza del personale. Tradotto in soldoni, tutto questo vuol dire semplicemente che, in questi mesi di fermo, i vertici istituzionali della Regione, sui quali ricadono precise responsabilità in materia, hanno fatto poco o nulla per preparare in sicurezza il rientro negli uffici”.

“Molto invece è stato fatto, superando ogni limite, da politici e massimi rappresentanti istituzionali, spesso aiutati da certa stampa, per dare addosso ai dipendenti regionali”, si legge.

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