24 OreMorto a Stresa mons. Riboldi, il vescovo anticamorra. Aveva cominciato a Novara negli anni 50

È morto all’alba di oggi, domenica 10 dicembre, nella casa dei rosminiani di Stresa dove si trovava dalla scorsa estate monsignor Antonio Riboldi, per tutti don Antonio, vescovo emerito di Acerra.  Parroco dei terremotati del Balice prima, vescovo anticamorra dopo, quella di monsignor Riboldi è sempre stata una vita in prima linea.

Nato in provincia di Milano nel 1923 ha cominciato la sua esperienza di uomo di chiesa proprio a Novara, dove era approdato nei primi anni ’50 dopo aver interrotto gli studi universitari di lingue per entrare nella famiglia religiosa dei Rosminiani, che nella diocesi di Novara ha la sua casa madre. Subito dopo l’esperienza novarese , viene inviato come parroco a Montecompatri, vicino ai Castelli Romani. Nel ’58 l’approdo in Sicilia che avrebbe impresso una svolta alla sua
vita di uomo e sacerdote.  Nel 1968, dieci anni dopo essere arrivato a Santa Ninfa,
nella Valle del Belice, in Sicilia, fu vicino ai suoi fedeli scossi dal terremoto. Ma soprattutto si fece megafono delle loro sofferenze e portò in tutte le sedi, financo nei palazzi del potere a Roma, la protesta del popolo per le ruberie, gli sprechi ed i ritardi che si erano accumulati nel corso degli anni. In una trasmissione dell’11 aprile 1977 denunciò senza mezzi termine una situazione vergognosa.  Un ‘Fate presto’ il suo che di fatto anticipò il monito del Presidente della Repubblica Sandro Pertini che, dopo la visita alle zone terremotate dell’Irpinia, nel 1980, chiese con vigore di dare concreta ed immediata attuazione a un piano per la ricostruzione. «Quella vicenda – ricordava Riboldi – mi ha profondamente cambiato. Da prete di sacrestia, da prete-prete sono diventato prete di strada, dalla parte di chi non ha casa, di chi subisce le ingiustizie, di chi si mette a lottare contro ogni forma di illegalità».Una “seconda vita” che ebbe una ulteriore svolta nel 1978, quando fu chiamato come vescovo alla Diocesi di Acerra (Napoli) in anni bui, dove i clan si combattevano a colpi di omicidi e c’era in campo il superboss Raffaele Cutolo. Riboldi prese posizioni coraggiose, in prima linea contro la camorra e cercò anche di favorire, laddove
possibile, la dissociazione di personaggi che avrebbero potuto rompere col passato di sangue. Con le sue denunce, con le sue richieste a nome della gente onesta si è guadagnato l’appellativo di vescovo anticamorra.
«Nella mia vita – spiegò in occasione della festa per i suoi 50 anni di sacerdozio nel 2001 – ho imparato che è fondamentale andare tra la gente a diffondere il Vangelo, non rassegnarsi mai, non aspettare gli eventi. Ho capito che bisogna sporcarsi le mani con i problemi dell’uomo»

I funerali di monsignor Riboldi saranno celebrati nella cattedrale di Acerra

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